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La piazza

Reggio Emilia, la carica dei 600: Landini con i delegati e le delegate della Cgil

Dario De Lucia
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Seicento uomini e donne della Cgil con il segretario generale del quadrato rosso per parlare del lavoro in Italia. Le loro storie e le loro richieste alla politica

Lunedì 19 settembre un pomeriggio baciato dal sole in Piazza della Vittoria a Reggio Emilia dove l’incontro pubblico delle Assemblee Generali della Cgil è stato un successo. Oltre seicento delegate e delegati, in rappresentanza di tutti gli ambiti lavorativi, si sono confrontati sulla situazione del lavoro a Reggio Emilia e discusso delle proposte della Cgil per cambiare il Paese. Il segretario generale Maurizio Landini ha elencato i cinque punti da attuare per il sindacato in via prioritaria: “Aumentare stipendi e pensioni. Fare una riforma fiscale degna di questo nome per cui chi più ha più deve pagare, non la flat tax ma una progressività vera in questa direzione. Basta precarietà, cambiare le leggi e avere un’unica forma di assunzione a tempo indeterminato basato sulla formazione. Non morire più sul lavoro, investire su prevenzione e chiudere le imprese che non rispettano le norme. Investire sulla legalità a partire dal sistema degli appalti”.  Rispetto ai 18 punti della “ricetta” di Confindustria, conclude Landini, “a noi ne bastano cinque, ci accontentiamo. Sono come le dita di una mano, così le persone se le ricordano”.

Soddisfatto anche Cristian Sesena, segretario generale della Cgil Reggiana: “A meno di una settimana dal voto abbiamo portato in piazza la nostra gente per una discussione aperta in cui come Cgil intendiamo declinare le nostre proposte su inflazione, salari, caro-bollette, precarietà, pensioni e pace. Siamo in una fase di mobilitazione che culminerà l’8 ottobre con una grande manifestazione a Roma, in coincidenza con il primo anniversario dell’assalto squadrista alla nostra sede nazionale. Vogliamo far vivere sul territorio i nostri temi e le nostre priorità e ribadire che il lavoro deve tornare a essere al centro quale perno su cui costruire una società più giusta e coesa".

La voce e le storie dei lavoratori dalla piazza
Antonio Santoro, 43 anni, iscritto da quattro anni e sempre da quattro anni è Rsu e Rls per la Flai Cgil reggiana, lavora come addetto al ricevimento e selezione dei prodotti per lo storico salumificio Ferrarini di Reggio Emilia. “Di oggi mi ha colpito la presenza numerosa di delegati e delegate e il discorso di Landini quando ha parlato dei rincari delle bollette e dei generi di prima necessità. Ci aspetta un autunno e un inverno davvero preoccupante e dobbiamo reagire”. Antonio ci racconta della filiera dei salumi: ”Il paradosso del mio settore è che le aziende hanno notevoli volumi di lavoro ma affrontano crisi aziendali dettate dalla finanza. Neanche il Covid ha causato disagi nel mio settore, d’altronde se si ferma il comparto alimentare vuol dire che la crisi è forte”. Parlando del suo ruolo di sindacalista dimostra orgoglio: “Rappresentare i miei colleghi mi ha cambiato profondamente, è importante e giusto difendere i diritti dei lavoratori anche se è davvero impegnativo. Mi appassiona svolgere questo compito, me lo sento dentro, e lo faccio ben volentieri”.

Valerio Iacomino, 40 anni, abita in Emilia dal 2007 prima a Bologna e dal 2014 è cittadino reggiano. È iscritto da un anno alla Funzione Pubblica della Cgil. È Rsu da aprile 2022 presso la terza azienda pubblica più grande della provincia con 750 dipendenti, ASP Città delle Persone, che si occupa dei servizi anziani, disabili e minori. “Sono sempre stato interessato alle cause del lavoro ma non avevo mai fatto parte di una associazione strutturata prima dello scorso anno. Con la Cgil ho imparato a organizzare il lavoro di gruppo uscendo dall’individualismo, ho preso coscienza delle dinamiche di forza dentro l’azienda. Ho gli strumenti per trasformare le istanze e le idee dei miei colleghi in proposte concrete, questo mi ha richiesto molto studio delle normative e regolamenti, non è facile ma è stimolante e appagante. Per ragioni etiche sono sempre stato un sostenitore del servizio pubblico e sono allergico all’idea che i servizi di cura delle persone debbano dipendere dagli utili del privato. Vorremmo sempre il meglio quando un nostro famigliare anziano ha bisogno di aiuto e non possiamo lasciare questo al mercato, no? Dico a tutti i lavoratori di non pensare mai di essere delle isole scollegate dagli altri. Solo parlandosi, confrontandosi insieme si fa analisi e si scopre che i problemi sono comuni ma lo sono anche le soluzioni. Per avere un miglioramento non c’è possibilità se non iscriversi al sindacato, per me è stato così”.

Michele Gibertini ha 45 anni, magazziniere alle Farmacie Comunali Riunite, l’azienda speciale proprietà dei Comuni che si occupa della gestione delle farmacie e della distribuzione dei prodotti. Per la Cgil è Rsa, iscritto da otto anni alla Filcams di Reggio Emilia. Ogni giorno rappresenta cinquanta colleghi magazzinieri dell’azienda. “Il lavoro è in calo in questo periodo, probabilmente risente delle scorte fatte in agosto dalle persone. Settembre è partito un poco stanco ma non a livello sindacale. È stato firmato il rinnovo del contratto nazionale ma stiamo iniziando con la contrattazione dell’integrativo di secondo livello.” Cosa funziona e cosa no nel suo settore Michele lo ha chiaro: “Storicamente, il punto critico del nostro lavoro sono gli orari, completamente in mano all’azienda. L’uscita dal turno della sera non è mai determinabile perché dipende dalle ordinazioni delle farmacie e non puoi lasciare una farmacia senza un farmaco salvavita, è una questione di responsabilità per noi. Se riuscissimo a regolamentare gli orari di lavoro sarebbe già un gran passo in avanti”. E continua: “Io come delegato vedo un massiccio ricorso ai contratti a termine. Da sindacalista questo ricorso alla precarietà non lo concepisco e non capisco come le aziende non vedano il vantaggio di avere dipendenti continuativi e fidelizzati. A me piace essere utile ai miei colleghi, chiaro non tutti sono sempre d’accordo con quello che proponiamo, ma cerchiamo di far funzionare le cose. Se l’azienda capisse che una migliore armonia sul luogo di lavoro migliora la produttività saremmo a cavallo”.