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La protesta

Taxi, no alla liberalizzazione selvaggia

Roberto Greco
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Lo sciopero di 48 ore dei 40.000 lavoratori di categoria è contro l'articolo 10 del Ddl concorrenza, che affida una delega al governo in tema di "adeguamento dell'offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante l'uso di applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l'interconnessione di passeggeri e conducenti". Di Giacobbe, Unica taxi Cgil: "Le tariffe devono essere amministrate dai Comuni per garantire l'accessibilità del servizio a tutte le fasce sociali"

Nessun passo indietro, nessuna resa: serve solo lo stralcio dell'articolo 10 del Ddl concorrenza. È un fronte comune amplissimo, quello dei tassisti che oggi hanno effettuato la prima delle due giornate di sciopero, proclamate per il 5 e il 6 luglio, e che da stamattina alle 10 stazionano in piazza della Repubblica, a Roma, per far sentire la loro voce urlando le proprie rivendicazioni. Oltre alla manifestazione nazionale con concentramento nella Capitale, si stanno svolgendo in contemporanea mobilitazioni anche in altre grandi città. 

"Questo sciopero farà da spartiacque riguardo al destino dei tassisti. È una risposta ferma e irremovibile, indirizzata a chi pensa di poter svendere il nostro lavoro e la funzione di servizio pubblico che svolgiamo - si legge in una nota firmata dalle quattordici associazioni di categoria (Usb taxi - Uti - Ugl taxi - Un'impresa - Fast Confsal - Satam - Tam - Claai - Unica Cgil taxi - Uiltrasporti - Uritaxi - Or.sa taxi -Federtaxi Cisal) -. In queste 48 ore, dobbiamo dimostrare, come categoria, che non siamo disponibili ad alcun tipo d'accordo al ribasso e che ci batteremo fino all'ultimo respiro, contro tutti quei parassiti che vorrebbero sottrarci il frutto della nostra fatica".

"La risposta che deve arrivare in questi due giorni dovrà essere chiara e inequivocabile. La presidenza del Consiglio, la politica e tutti i soggetti coinvolti, dovranno sentire che i tassisti di tutta Italia sono pronti a battersi senza esitazioni per lo stralcio dell'articolo 10 del Ddl concorrenza. Probabilmente, anche in questa occasione, la comunicazione asservita al potere dirà che siamo il 'vecchio' contro la 'modernità', che siamo dei privilegiati che ostacolano il mercato, e tutta un'altra serie di falsità. Lo faranno anche in questa situazione, ma mentono sapendo di mentire", spiega Nicola Di Giacobbe, segretario generale di Unica taxi Cgil. 

"La realtà è che la nostra battaglia è la lotta di 40.000 lavoratori contro la speculazione finanziaria, ma anche la difesa dell'utenza di un sevizio pubblico contro meccanismi, come algoritmi e libero mercato, che li andrebbero a strangolare nel momento del bisogno. E al premier Mario Draghi mandiamo a dire: Gli accordi fatti con le multinazionali, così come la negazione del confronto con i lavoratori, e la sua intenzione di devastare il nostro lavoro, non rimarranno senza risposta, e in queste 48 ore saranno i tassisti di tutta Italia a consegnargliela", rileva ancora Di Giacobbe. 

Stavolta la contesa ruota, come già sottolineato, attorno all'articolo 10 del Ddl concorrenza, che affida una delega al Governo in materia di "adeguamento dell'offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante l'uso di applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l'interconnessione di passeggeri e conducenti". Per alcuni, significa stare al passo con i tempi, vedi il fenomeno Uber. Invece, a giudizio delle associazioni di settore, è solo l'antipasto di una liberalizzazione selvaggia. Tanto che, in un comunicato congiunto, le sigle sindacali dei tassisti parlano di "mobilitazione spartiacque riguardo al destino dei tassisti".

Come si ricorderà, una riforma del mercato delle 'auto bianche' era stata tentata in passato, per la precisione nel 2006, dall'allora ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, con il governo Prodi bis, cosi' come, successivamente, nel 2012 ci aveva riprovato l'esecutivo guidato dal professor Mario Monti. Ma, in entrambi i casi, si era trattato di veri e propri 'buchi nell'acqua'. I circa 40 mila tassisti attivi in Italia, negli anni, si sono mostrati sempre restii a introdurre innovazioni nel servizio, impegnati in difesa di un titolo di guida, la licenza, che nelle grandi città può arrivare a costare quanto un appartamento di medie dimensioni. 

Insomma, da parte della categoria, arriva un no secco alla paventata liberalizzazione. "Il governo deve togliere dal tavolo qualsiasi ipotesi di delega, mentre il Parlamento deve assumersi le sue responsabilità per migliorare ed efficientare al meglio il servizio", aggiunge Di Giacobbe. "Siamo pronti al dialogo e a tenere calma la piazza. Uno stralcio appare difficile, l'ideale sarebbe tornare in Parlamento per fare un apposito Ddl", sostiene Loreno Bittarelli, presidente della cooperativa Radiotaxi '3570' di Roma, fra le realtà associative più grandi in Italia. Nelle ultime ore, è stato avviato un ultimo, ma difficile tentativo di mediazione, organizzato dal viceministro delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, Teresa Bellanova, assieme ai rappresentanti della categoria per cercare, invano, di scongiurare lo sciopero.

"Le licenze devono restare prerogativa dei tassisti - ribadisce Bittarelli -; per noi, il modello è l'accordo con Uber che abbiamo raggiunto come It Taxi. La nostra partnership prevede che per coloro che chiedono un veicolo su Uber la chiamata viene veicolata ad It Taxi che la gestisce con i suoi veicoli. Invece di far la guerra al nuovo soggetto, abbiamo preferito trovare la pace per avere molte corse in più, specialmente con i turisti. Siamo tutti consapevoli che il futuro non si può fermare, ma bisogna agire all'interno delle regole". 

Mentre Di Giacobbe sui social network ammonisce: "Fuori i mercanti dal servizio pubblico". Un documento redatto, sempre dalla sigla della Cgil, argomenta nel merito: "Vogliono sostituire migliaia di piccoli operatori con due o tre soggetti che si spartiscono l'intera torta del mercato, per poter sfruttare il lavoro e imporre condizioni svantaggiose all'utenza". Per quanto riguarda le tariffe, sempre la Cgil, chiede che "vengano amministrate dai Comuni e che garantiscano l'accessibilità del servizio a tutte le fasce sociali. Non devono essere legate a un algoritmo, che risponde ad altre logiche, come lo sfruttamento dei lavoratori". Insomma, per il momento, le posizioni di governo e organizzazioni sindacali appaiono ancora distanti e la lotta dei taxi driver è destinata a proseguire.