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La vertenza

Ex Ilva: Fiom,la finanza non basta, investire su occupazione

Foto: zephylwer (www.pixabay.com)
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“In un momento in cui l’acciaio vale ‘oro’ nell’attuale contesto internazionale per effetto del conflitto in Ucraina, nel nostro Paese è ora che governo e proprietà investano verso la transizione, altrimenti si rischia una progressiva dismissione degli impianti di Acciaierie d’Italia". Dall’incontro di oggi al Mise sull’ex Ilva non sono emerse certezze e garanzie nè per quanto riguarda le prospettive di lungo e medio termine, nè per quanto riguarda la gestione ordinaria degli impianti nell'immediato. Lo dichiara in una nota Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil.

Il ministro Giorgetti, prosegue, "ha detto che il governo si attiverà per una garanzia finanziaria di un miliardo di euro destinata esclusivamente all'approvvigionamento di materie prime indispensabili alla risalita produttiva e all'obiettivo di raggiungere la produzione di 5,7 milioni di tonnellate di acciaio nel 2022. Come Fiom abbiamo allo stesso tempo anche sottolineato che alla risalita produttiva corrisponda una riduzione significativa dei lavoratori in cassa integrazione. Abbiamo chiesto e ottenuto puntuali verifiche dal ministro del Lavoro Orlando sull’utilizzo della cassa integrazione che è stata attivata dall’azienda senza accordo sindacale. Il ministro Orlando si è impegnato ad inviare gli ispettori per la verifica della piena realizzazione degli investimenti e delle condizioni di sicurezza negli impianti".

"È necessario che il governo si assuma le proprie responsabilità: quello che sta succedendo negli impianti è insostenibile dal punto di vista della salute e della sicurezza, della produzione, delle relazioni sindacali e dell’occupazione. È necessario coniugare transizione ambientale e produzione con i diritti dei lavoratori di Acciaierie d’Italia e degli appalti. L’impegno della Fiom è di portare avanti con Fim e Uilm i punti decisi nel coordinamento nazionale dei delegati".

Il segretario generale quindi aggiunge: "L’azienda ha detto che serve la finanza. Ma la finanza non basta, servono elementi di garanzia del governo, che verificheremo nel prossimo incontro programmato entro luglio, nel quale valuteremo la relazione degli ispettori che ci sarà presentata e l'esito delle risorse finanziarie disponibili per l'approvvigionamento delle materie prime, al fine di assicurare l’occupazione, la salute e l’ambiente e il rilancio strategico dell’industria dell’acciaio nel nostro Paese”.