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Il caso

Margherita e Maiora condannate: lavoratrice torna in servizio

Foto: Rawpixel / Unsplash
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La decisione del Tribunale di Bari: l'addetta nel punto vendita ex Auchan dovrà riavere il proprio impiego. Non contemplare una parte di lavoratori nel transito dopo la cessione d'azienda viola il codice civile. Filcams: "Una sentenza importante che riconosce un diritto"

La lavoratrice dovrà tornare in servizio. Lo ha deciso il Tribunale di Bari nella sentenza del 6 giugno, riconoscendo l’illegittimità del comportamento tenuto da Margherita Distribuzione Spa e dalla società Maiora Srl. Queste, nel settembre 2020, sottoscrivevano un accordo di cessione di ramo d’azienda: un'intesa che stabiliva, con criteri arbitrari, il transito di solo 76 lavoratori su un organico complessivo di 137 unità.

Filcams Cgil Bari e Fisascat Cisl Bari contestavano la modalità non firmando l'accordo. Le due organizzazioni sindacali, sin dal principio, non condividevano la distinzione, fatta da Margherita Spa e Maiora Srl, dei dipendenti afferenti all’area food e non food. "È evidente che forze lavoro con un inquadramento al quarto livello, addetto vendite-cassiere, non potevano venire incasellate in una categoria merceologica food - non food - spiegano le sigle -. Non contemplare una parte dei lavoratori e delle lavoratrici del punto vendita ex-Auchan è contro la normativa del Codice civile articolo 2112. Per tale motivo, in coerenza con le posizioni espresse, Filcams Cgil Bari ha deciso di promuovere le cause intentate dai dipendenti esclusi dal transito".

La sentenza, come dichiarato dal segretario di Filcams Cgil Bari, Antonio Miccoli, "ha confermato l’illegittimità del trasferimento di ramo d’azienda poiché ritenuto in violazione dell’articolo 2112". Miccoli, lieto per il reinserimento della lavoratrice, "si augura che Maiora Srl acceleri le procedure per la riammissione in servizio della lavoratrice presso il punto vendita di Modugno".

La sentenza del Tribunale di Bari conferma e corrobora pronunciamenti simili già espressi in altri territori di tutta Italia. Si ricorda inoltre che, nel sancire l’illegittimità di tale condotta nei confronti della dipendente ricorrente, il Tribunale ha imposto alle due società convenute il pagamento delle retribuzioni non corrisposte alla lavoratrice dall’8 settembre 2020 al suo riassorbimento in Maiora Srl, oltre che il pagamento delle spese processuali. Nei prossimi mesi il Tribunale di Bari sarà chiamato a esprimersi in ordine a ulteriori analoghi ricorsi presentati.

La segretaria generale di Filcams Cgil Puglia, Barbara Neglia, "esprime la propria soddisfazione per una sentenza importante che sancisce i diritti della lavoratrice. E conferma come il raccordo continuo e costante tra territorio e livello nazionale sia vincente, ribadisce la positività del lavoro sinergico e riconosce il valore della lavoratrice che ha combattuto con determinazione per i propri diritti".