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La denuncia

Nella baraccopoli di Torre Antonacci violenze, abusi e nuove schiavitù

Foto: foto pixabay
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Il segretario generale della Flai Cgil Puglia Antonio Gagliardi: "Forze dell'ordine, magistratura, organismi ispettivi non lascino nell'illegalità e in balia di soprusi e violenze questi lavoratori e pongano una lente di ingrandimento sulle dinamiche che caratterizzano Torre Antonacci al pari di altri ghetti in Terra di Capitanata"

“Non passi sotto silenzio la denuncia raccolta e rilanciata dalla Flai Cgil di Foggia sulle proprie pagine social inerenti le condizioni cui sono costretti i lavoratori stranieri ospiti della baraccopoli di Torre Antonacci. Le istituzioni, a partire dalla Regione Puglia che in quell’area ha messo a disposizione dei lavoratori un centinaio di moduli abitativi che ospitano solo la metà dei migranti presenti nel ghetto, gli altri ancora accampati in baracche di legno, devono garantire legalità e misure che portino a un superamento di queste modalità di accoglienza”. È quanto afferma il segretario generale della Flai Cgil Puglia, Antonio Gagliardi, dopo la pubblicazione di un video nel quale un lavoratore denuncia lo strapotere dei caporali nel ghetto e le violenze e minacce cui sono costretti chi si ribella e rivendica condizioni migliori di paga.

“Il lavoratore per descrivere le dinamiche di cui è stato vittima utilizza la parola mafia. Il controllo del campo da parte dei caporali e la loro intermediazione per accedere al lavoro, il trasporto su furgoni affollati oltre ogni limite di sicurezza, una parte del salario trattenuta dallo stesso caporale, l’invito al silenzio o a lasciare quella struttura per chi non accetta quelle condizioni. Un pezzo dell’emergenza criminale che vive la provincia di Foggia e che ha richiesto la presenza nel capoluogo del Ministro dell’Interno”, aggiunge Gagliardi.

“In quel di Torre Antonacci si sono verificati già episodi riprovevoli, facinorosi aizzati da qualcuno per impedire in passato l’accesso al campo della Flai di Foggia come dei medici di InterSos, ultimamente di una associazione assegnataria di un incarico regionale, quasi come se quel campo dovesse essere un territorio sotto il controllo indisturbato di qualcuno. E al di là delle retoriche di autogestione propagandate da qualcuno in cerca di visibilità, a fronte di un lavoratore che ha il coraggio di denunciare sappiamo bene quanti sono costretti a subire vessazioni di ogni tipo in silenzio. Forze dell’ordine, magistratura, organismi ispettivi non lascino nell’illegalità e in balia di soprusi e violenze questi lavoratori e pongano una lente di ingrandimento sulle dinamiche che caratterizzano Torre Antonacci al pari di altri ghetti in Terra di Capitanata”.