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La conferenza stampa

«Il tempo è scaduto»: 10 novembre si ferma la siderurgia italiana

Foto: zephylwer (www.pixabay.com)
Marco Togna
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Sciopero di otto ore e manifestazione nazionale a Roma dei lavoratori di Acciaierie d'Italia e Jsw Steel Italy. Venturi, Fiom Cgil: "C'è un tema generale di prospettiva strategica del settore, ci sono persone in cassa integrazione da dieci anni che nulla sanno del proprio futuro"

Sciopero generale di otto ore mercoledì 10 novembre dei lavoratori di Acciaierie d’Italia e Jsw Steel Italy di Piombino (Livorno), con manifestazione nazionale a Roma, presso la sede del ministero dello Sviluppo economico. Una mobilitazione che accomuna due importanti vertenze irrisolte da anni, nonché i due più grandi stabilimenti siderurgici italiani (ex Ilva ed ex Lucchini), che Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil hanno presentato oggi (lunedì 8 novembre) in conferenza stampa.

“Il tempo è scaduto”, questo lo slogan della mobilitazione che coinvolge 30 mila lavoratori diretti e altrettanti nell’indotto. “Siamo di fronte all’ennesima disattenzione di governo e imprese riguardo impegni assunti e non rispettati”, spiega il segretario nazionale Fiom Cgil Gianni Venturi nel corso dell’incontro con i giornalisti, rilevando che “la manifestazione è l’espressione della volontà del sindacato di incidere nel processo complessivo della decarbonizzazione e della transizione energetica e industriale del Paese, evitando una deindustrializzazione che si scaricherebbe sui lavoratori”.

Fiom, Fim e Uilm denunciano “la drammaticità che vive la siderurgia in Italia”, segnata da “bassi livelli produttivi di acciaio e migliaia di lavoratori in cassa integrazione”. E sollecitano un’azione più decisa da parte dello Stato, entrato quattro mesi fa nel capitale dell’ex Ilva e prossimo all’ingresso (dovrebbe essere entro fine anno) anche in quello dell’ex Lucchini, di cui “non vediamo la visione sui temi della transizione energetica, del rilancio degli investimenti e della produzione”.

Per Acciaierie d'Italia, i sindacati metalmeccanici contestano anzitutto l’immobilismo della nuova gestione, chiedendo di “mettere fine alle incertezze e alla cassa integrazione”. Fiom, Fim e Uilm sollecitano la presentazione di “un piano industriale credibile” con particolare riferimento a salari e livelli occupazionali, “investimenti sugli impianti, certezze per i dipendenti in amministrazione straordinaria e tutele per i lavoratori dell'indotto”. Grande importanza rivolgono alle “garanzie occupazionali per la decarbonizzazione, che deve essere socialmente sostenibile e non pagata dai lavoratori”. I sindacati, infine, denunciano anche “la mancanza di manutenzione per la sicurezza”, in particolare nel sito di Taranto.

Per i 1.700 lavoratori della Jsw Steel Italy di Piombino (di proprietà della multinazionale indiana Jindal Group), i sindacati chiedono di “accelerare la due diligence e l'ingresso di Invitalia” nel capitale della società entro fine anno (compresi gli "investimenti annunciati e mai attuati"), il “revamping immediato degli impianti, oltre alle certezze sul piano industriale e alla realizzazione del forno elettrico”.

Il segretario nazionale Fiom rileva che “c’è un tema generale di prospettiva strategica della siderurgia, settore indispensabile per tutto il sistema manifatturiero del Paese”. Venturi evidenzia che “l’Italia in questi anni è divenuta un importatore netto di acciaio. La domanda è superiore all’offerta, e se non risolviamo queste vertenze dei grandi gruppi, la nostra dipendenza dall’estero salirà ulteriormente”.

Ma la risoluzione ha bisogno della “cornice coerente del piano nazionale della siderurgia”, promesso da governo e ministri competenti ma ormai divenuto come “l’araba fenice, qualcosa di cui tutti parlano ma che nessuno ha visto o scritto”. Ed ecco allora, in conclusione, che Venturi ritorna allo slogan della manifestazione: “È legittimo e comprensibile che chi arriva ora chieda tempo per approfondire le possibili scelte industriali, ma ci sono persone che stanno in cassa integrazione da dieci anni e continuano a vivere nell’incertezza del proprio futuro. Il governo non ci può chiedere altro tempo, perché il tempo è abbondantemente scaduto”.