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Oristano

Fiamme in Sardegna, il racconto dell'inferno

Daniela Pistis
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I sindacati porteranno a Cagliari e a Roma le istanze di una popolazione ferita ma pronta a rialzarsi

Gli uliveti che dalla collina svettavano sul mare di Santa Caterina di Pittinuri non ci sono più. Il fuoco li ha inghiottiti insieme al verde delle campagne e ai pascoli. Sulla litoranea 292, a pochi chilometri da Cuglieri è già l’inferno. Un pezzo importante dei ventimila ettari di Montiferru svaniti nel giro di un fine settimana. Il grigio cenere tinge i muri dell’agriturismo Inzis e di tutto un paese dove le fiamme non hanno risparmiato nemmeno scuole, ufficio postale e caserma dei carabinieri. 

Il malumore serpeggia fra le vie di Cuglieri, insieme all’odore di fumo misto a quello di pollo arrosto, nel cuore di una comunità che cerca di riconquistare un po' di normalità dopo la grande paura. In via Vittorio Emanuele, pochi passi dal Comune dove i segretari regionali di Cgil Cisl e Uil incontrano il sindaco, gli anziani imbastiscono poche parole su una trama ancora tutta da ricostruire: “Va male, molto male”. In tanti sono stati sfollati nella notte, mentre le fiamme s’infilavano ovunque. “A ziu Mariu il fuoco ha incenerito le persiane e gli è entrato in casa, per fortuna non c’era nessuno”. Il pericolo scampato accende la rabbia sopita dalla tristezza: “I terreni privati e quelli pubblici non sono curati, niente succede per caso”. 

Probabilmente nemmeno gli inneschi, almeno secondo quanto emerge dalle indagini della Procura di Oristano in base ai primi accertamenti del Corpo forestale. Si parla anche di dolo nei diversi filoni dell’inchiesta contro ignoti per incendio boschivo aggravato. Con le responsabilità ancora da chiarire, l’attenzione si concentra sugli interventi utili a ricostruire un intero patrimonio ambientale ed economico. È la ragione che ha portato ieri i segretari Samuele Piddiu (Cgil), Gavino Carta (Cisl) e Francesca Ticca (Uil) a incontrare i sindaci di Cuglieri, Tresnuraghes, Scano di Montiferro e Santu Lussurgiu. Li accomuna il senso di solitudine che si portano dentro dalla disperata notte in cui hanno dovuto far fronte all’emergenza, chiedendo aiuto a tutti i numeri utili in rubrica e pregando che i soccorsi arrivassero il più presto possibile mentre il fuoco correva dietro ai bus con le persone in viaggio verso luoghi via via sempre più lontani.

Nel piccolo municipio di Cuglieri, proprio mentre si svolge l’incontro fra Giovanni Panichi e i sindacati, irrompe l’Europa. Ha il volto dell’europarlamentare della Lega Francesca Donato, che viene a dire del Fondo di solidarietà europea – procedure rigide e tempi lunghi ma comunque un’opportunità – e chiede se il piano regionale antincendi stilato dalla Giunta Solinas, della sua stessa parte politica, è stato attuato. A quel punto gli animi si accendono e nel parlarsi sopra non emerge alcuna risposta. Cgil, Cisl e Uil concretizzano una prima richiesta per governare la fase attuale e la prospettiva, un Commissario per l’emergenza del Montiferru, e tirano dritto verso Scano di Montiferro, dove li aspetta un sindaco giovane e piuttosto accalorato, Antonio Flore.

Racconta le lacrime dei compaesani nel panico e i barracelli che si infilavano nel fuoco, la percezione del rischio scampato e l’indignazione per chi insiste nel dire che la macchina antincendio ha funzionato e non è morto nessuno: “Ci mancherebbe altro”. E ancora, la tenuta sociale della comunità sull’orlo del precipizio: “Non vogliamo elemosina, siamo gente che lavora ma non abbiamo più pascoli”. Ai segretari chiede di pungolare chi governa: “Dalla Regione ci arrivano promesse, farlo sull’onda empatica del momento è facile quanto dimenticare”. Non a caso Cgil, Cisl e Uil hanno sollecitato la Giunta a un confronto che deve necessariamente coinvolgere le istituzioni locali: “Ci sono più fronti su cui intervenire - hanno detto - occorre definire le opere per rimboschire e salvare per quanto possibile ciò che è rimasto, pianificare i ristori a cittadini e imprese e sostenere la ripartenza, predisporre un piano straordinario per la messa in sicurezza, cura, tutela, manutenzione e prevenzione nel territorio”.

Si discute di questo anche a Tresnuraghes, nei tavolini all’aperto del bar davanti al quartier generale dove si svolge l’incontro con il sindaco Giovanni Maria Luigi Mastinu, anche lui visibilmente provato dall’“inferno dantesco, che ha bruciato persino i muretti a secco”. Alle voci di un gruppo di giovani che sfida i trentotto gradi si sovrappone, in lontananza, il rumore dei canadair. Perlustrano le zone dove ancora alcuni focolai non sono sopiti e rappresentano un nodo critico, nella catena di interventi che ha spento gli incendi: “La storia non si fa con i se ma se ci fossero stati più mezzi aerei forse una porzione di territorio lo avremmo salvato”. Sono le parole del sindaco di Santu Lussurgiu Diego Loi: con più di un sorriso sotto la mascherina smaltisce la tensione post shock ma l’amarezza è tanta, soprattutto “perché devi sbattere i pugni per ottenere tutele cui avresti diritto, e interloquire con tutti i livelli possibili in maniera disperata, magari anche solo per far sì che la Provincia esponga un cartello di pericolo caduta massi là dove serve”. 

In questo borgo medievale il viaggio si conclude. Cgil, Cisl e Uil si fanno carico di sostenere a Cagliari e a Roma le istanze di un’intera comunità ferita ma pronta a rialzarsi. E a settembre ritorneranno: “Sarà utile fermarsi e fare il punto sulle eventuali carenze nel sistema di aiuti e sulle difficoltà legate alla ripartenza”. L’obiettivo è dare concretezza alle azioni per restituire al Montiferru il volto perduto e, più in generale, restituire centralità ai temi della valorizzazione ambientale e del presidio del territorio.