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Brescia

Multinazionali in fuga: Timken chiude e licenzia tutti

Foto: www.facebook.com/fiomcgil
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L'azienda statunitense comunica lo stop alla produzione ed espelle i 106 dipendenti. Immediata la reazione: sciopero e presidio permanente. Fiom Cgil: "Ennesima aggressione al lavoro, senza neanche l'utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il ministero dello Sviluppo economico convochi subito un tavolo"

La multinazionale Timken di Villa Carcina (Brescia) ha comunicato oggi (lunedì 19 luglio) la chiusura immediata dello stabilimento. I 106 lavoratori sono già in sciopero e presidio permanente. Nessun commento per ora dall'azienda. Timken è un'azienda statunitense attiva nell'indotto automotive, in particolare produce cuscinetti ad alta tecnologia e prodotti per la trasmissione di potenza e di servizi. La sua storia inizia quando Henry Timken, nel 1898, brevetta il cuscinetto a rulli conici da lui ideato. Quei cuscinetti si rivelano subito un notevole miglioramento per ridurre l'attrito negli assi delle ruote nel pieno controllo degli elevati carichi esterni combinati da entrambe le direzioni. Presente in 30 Paesi di tutto il mondo, conta 17 mila dipendenti.

“Dopo la Gianetti Ruote in Brianza e la Gkn di Campi Bisenzio, la Timken, multinazionale del settore automotive, ha annunciato la volontà di chiudere lo stabilimento di Villa Carcina (Brescia) e il conseguente licenziamento dei 106 i lavoratori che da oggi sono in sciopero e presidio permanente. È evidente che stiamo assistendo all'ennesima aggressione al lavoro e al tessuto industriale e sociale di un territorio da parte di una multinazionale, che sceglie il licenziamento all'utilizzo di ammortizzatori sociali". Lo dichiarano in una nota congiunta Simone Marinelli (coordinatore nazionale automotive Fiom Cgil) e Antonio Ghirardi (segretario generale Fiom Cgil Brescia).

La Fiom ha chiesto al Mise di convocare azienda e istituzioni locali per affrontare l'ennesima vertenza nel settore ed evitare i licenziamenti. "È urgente inoltre far ripartire il tavolo del settore automotive per affrontare la fase di transizione e per individuare, con un accordo tra le parti sociali, i ministeri competenti e le aziende, gli investimenti e gli strumenti per la tutela dell'occupazione e dell'industria del nostro Paese ed evitare che il cambiamenti ambientali, tecnologici e organizzativi ricadano sulle lavoratrici e sui lavoratori”, rilevano ancora i due dirigenti sindacali.

“La cassa integrazione per cessata attività presuppone il licenziamento, ma l'azienda ha a disposizione altri ammortizzatori sociali. Nel quinquennio sono stati usati solo per sei mesi, quindi potrebbe godere di 30 mesi di contratto di solidarietà”, aggiungono dalla Fiom Cgil di Brescia: “Non ci sono motivi economici per una decisione del genere. Il loro motto, ripetuto in ogni occasione, è ‘siamo una grande famiglia’. Mi chiedo oggi dove sia il loro senso della famiglia”.