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La vertenza

Licenziati tre lavoratori della Plissè spa di Piombino Dese. La Filctem Cgil Padova vuole vederci chiaro

Foto: Plissè spa
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“Ci riempie di perplessità la vicenda che vede coinvolti due lavoratrici e un lavoratore licenziati con l'accusa di aver truffato l'azienda e quindi di essere venuto meno il rapporto di fiducia: una vicenda dai contorni poco chiari su cui desideriamo accendere un faro”. È quanto si legge in un comunicato stampa pubblicato questa mattina dalla Filctem Cgil di Padova.

“Non vorremmo che il ricorso a motivazioni disciplinari fosse un modo per aggirare il blocco dei licenziamenti”. A esprimere forte perplessità è Luca Rainato, segretario generale della Filctem Cgil provinciale riguardo ad una vicenda che vede coinvolti una capo magazziniera, un magazziniere e un’addetta alle vendite che lavoravano per la Plissè spa, nota azienda di moda nel settore del tessile con sede a Piombino Dese, nell'alta padovana. "In tanti anni che faccio il sindacalista non ho mai visto un licenziamento con l'accusa di truffa o furto senza una denuncia ai Carabinieri. Anzi, qui si va oltre, si entra nel surreale: manca addirittura l’accusa. E non è l'unica cosa che non ci torna in tutta questa storia”.

“Qualche tempo fa – racconta Rainato – siamo stati contattati da questi tre lavoratori che ci dicono, sottolineando la loro assoluta innocenza, di essere sostanzialmente accusati di aver fatto fuoriuscire della merce, tramite una complice, con il sistema del “conto vendite” ma evitando di rilasciare lo scontrino a prova dell’operazione. Naturalmente, in casi come questi, cerchiamo sempre di valutare tutti gli aspetti della vicenda, sappiamo bene che i ladri e i disonesti si nascondano in tutte le categorie e in tutte le professioni e i lavoratori non fanno certo eccezione a questa regola. Ma ci sono dei distinguo”.

“Innanzitutto – prosegue il segretario generale della Filctem Cgil di Padova – nelle motivazioni che accompagnano il licenziamento dei tre non si parla di furti ma di una generica caduta del rapporto di fiducia. Nessun verbale dei Carabinieri, nessun video, nessuna refurtiva ritrovata. C'è solo il riferimento a quanto detto dalla presunta complice esterna, una donna anziana, sugli 80 anni, di sani principi e appartenente anche ad associazioni di volontariato. Una persona che non ha certo bisogno di espedienti del genere per vivere e che, peraltro, avrebbe fatto da complice in situazioni che si riferiscono ad anni fa. Una ricostruzione dei fatti che la ottantenne, con cui ho avuto un lungo confronto, ha categoricamente smentito, negando di aver mai partecipato a qualsiasi tipo di truffa”.

“Per cui – conclude Luca Rainato – quel che chiediamo subito è che l'azienda riveda la propria decisione. Per questo abbiamo formalmente “impugnato” i provvedimenti di espulsione che riteniamo non supportati da giusta causa o giustificato motivo. Non vorremmo che attraverso motivi di ordine disciplinare qualcuno pensasse di aggirare il blocco dei licenziamenti, senza neanche la pazienza di aspettare ancora qualche giorno, visto che il governo prevede di toglierlo a fine mese. Se è questa l’idea, prevedo tempi cupi nel settore del tessile fin dall'inizio di luglio”.