Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

L'analisi

Gesmundo (Cgil Puglia): Basta demagogia su giovani e reddito di cittadinanza

Pino Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia © Simona Caleo
Foto: Simona Caleo
  • a
  • a
  • a

“È singolare che in una regione dove il turismo impatta per 6,5 miliardi sui consumi finali e rappresenta il 13,6% del valore aggiunto complessivo, di fronte a problemi di recruitment lamentato dalle imprese per specifici profili professionali, si preferisca la battaglia demagogica contro il Reddito di cittadinanza e non un confronto ampio sulla formazione e su come è collegata al mondo del lavoro". Questo il commento di Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia.

"Qualche giorno fa l’Inps ha diffuso i dati del Rdc aggiornati a maggio 2021: in Puglia i nuclei familiari percettori sono 108.774 per 264.347 persone coinvolte. Il reddito medio è di 583 euro. Nessun individuo accetta di vivere con quella somma rinunciando a contratti di lavoro molto meglio remunerati. La verità, come già abbiamo avuto modo di illustrare, è forse nei dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro, che vede nel settore del commercio e del turismo punte di irregolarità oltre il 70% e ben il 40% era in nero”.

“A poco - dichiara il leader della Cgil regionale - valgono a quanto pare i giudizi di organismi coma la Banca d’Italia, che sostengono come il Reddito di cittadinanza soprattutto nella fase pandemica abbia svolto il ruolo di ammortizzatore della crisi, in un momento in cui aumenta il numero delle famiglie a rischio povertà. E in Puglia già una su quattro è nella fascia della povertà relativa”.

Quanto ai giovani, “premesso che l’età media dei percettori di reddito di cittadinanza in Puglia era nella rilevazione del 2019 di 34 anni – aggiunge Gesmundo – dovremmo preoccuparci di altri indicatori.

In Puglia i disoccupati di lunga durata, quelli che cercano lavoro invano da oltre 12 mesi, sono il 58,2% del totale, numero che sale al 62,8 per le donne, e parliamo di una regione dove il gender gap nell’occupazione è tra i più alti d’Europa e non solo d’Italia.

La partecipazione al mercato del lavoro è del 53,8%, significa che larga parte della potenziale forza lavoro è sfiduciata, a fronte di impieghi precari e salari bassi. I giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono impegnati in percorsi di formazione e non cercano lavoro sono il 29,4%. E quanto ai laureati, a 3 anni dalla laurea solo il 47% ha trovato lavoro, un dato medio di 30 punti inferiore alle regioni del nord”.

Analisi di un mercato del lavoro sofferente, “dove larga parte dei dipendenti è impiegato nel terziario, dove più forte è la precarietà e più bassi i salari. Vorremo discutere ai tavoli istituzionali di come far crescere il sistema produttivo in termini di innovazione e qualità del lavoro, dei progetti che saranno finanziati dal Pnrr e della prossima programmazione dei fondi strutturali, di come investire sulla formazione. E invece da parte delle imprese sentiamo reprimende al Rdc e opposizione alla proroga del blocco dei licenziamenti, in una fase finalmente espansiva e di ripresa che va di pari passo con un rallentamento della diffusione del virus. Motivi per i quali siamo impegnati in una mobilitazione nazionale che vedrà tenere tre manifestazioni sabato prossimo, unitarie, a Torino, Firenze e Bari. Chiediamo ai Governi, nazionali e regionali, che la ripresa non si faccia sulla pelle dei lavoratori, anche in termini di salari, sicurezza, qualità del lavoro”.