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Italia

Cgil: la ripresa rischia di essere diseguale e senza lavoro

Foto: Marco Merlini
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La vice segretaria generale Gianna Fracassi commenta le prospettive sull'economia diffuse dall'Istat: "Per evitare questo dovremmo scommettere non solo sul Pnrr, ma anche sulle politiche di bilancio ordinarie. Serve un intervento pubblico più incisivo"

“Le prospettive per l'economia italiana, diffuse quest’oggi dall’Istat, sono sicuramente incoraggianti. Ma per evitare una ripresa che rischierebbe di essere diseguale e senza occupazione dovremmo scommettere non solo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma anche sulle politiche di bilancio ordinarie”. Lo afferma, in una nota, la vice segretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi.

Nel dettaglio, l'Istat prevede "una sostenuta crescita" del Pil italiano sia nel 2021 (+4,7%) sia nel 2022 (+4,4%). L'Istituto vede "un consolidamento del processo di ripresa dell'attività economica con una intensità crescente nei prossimi mesi". Sull'evoluzione dell'occupazione, misurata in termini di Ula (Unità di lavoro), secondo l'Istat "sarà in linea con quella del Pil, con una accelerazione nel 2021 (+4,5%) e un aumento nel 2021 (+4,1%)". L'andamento del tasso di disoccupazione rifletterà invece "la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro con un aumento nell'anno corrente (9,8%) e un lieve calo nel 2022 (9,6%)", scrive ancora l'istituto.

Dai dati, prosegue Gianna Fracassi, si rileva che “l’apporto più rilevante alla crescita sarà determinato dagli investimenti straordinari, pubblici e privati, previsti dal Pnrr. Purtroppo - evidenzia - tutto ciò non pare riflettersi in modo significativo né sul versante occupazionale, né su quello salariale”. Per questo, prosegue Fracassi, "crediamo sia necessario un intervento pubblico più incisivo, da realizzarsi con politiche di bilancio ordinarie. Occorre quindi un piano per la piena e buona occupazione con importanti assunzioni pubbliche, definire decise condizionalità occupazionali alle imprese che accedono alle risorse pubbliche, superare la precarietà e favorire politiche redistributive a vantaggio di salari e pensioni”.

La qualità della ripresa, conclude, "passa dalla qualità del lavoro e dalla riduzione delle disuguaglianze, non possiamo sprecare questa occasione”.