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Salute e sicurezza

Marche, la priorità è fermare la strage

Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche © Simona Caleo
Foto: Simona Caleo
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Cgil-Cisl-Uil regionali: "Incidenti e malattie professionali hanno carattere e dimensioni sempre più preoccupanti, con oltre 4.000 infortuni denunciati nei primi tre mesi dell'anno, di cui tre mortali, dopo il tragico bilancio di 46 decessi dell'anno scorso: dati particolarmente drammatici se si considera il forte calo delle ore lavorate a causa della pandemia. E le risorse destinate alla prevenzione sono scarse: 101,2 milioni nel 2019, ovvero il 2,8% del totale della spesa sanitaria"

Secondo i sindacati, la salute e la sicurezza sul lavoro e la prevenzione devono essere una priorità a livello nazionale e soprattutto nelle Marche, dove incidenti e malattie professionali hanno carattere e dimensioni sempre più preoccupanti, con oltre 4.000 infortuni denunciati nei primi tre mesi dell’anno, di cui tre mortali, dopo il tragico bilancio di 46 decessi dell’anno scorso: dati particolarmente drammatici se si considera il forte calo delle ore lavorate a causa della pandemia.

Nelle Marche sono troppo poche le risorse destinate alla prevenzione: solo 101,2  milioni nel 2019, ovvero il 2,8% del totale della spesa sanitaria. Valori decisamente al di sotto delle necessità, tra i più bassi a livello nazionale, e molto lontani dal dato medio nazionale, che è del 4,4%. Ciò significa che per arrivare a sostenere la  spesa media nazionale, le Marche dovrebbero spendere almeno 57 milioni di euro annui in più rispetto a quelli attuali, mentre mancano complessivamente 80 milioni per raggiungere l’obiettivo richiesto del 5% della spesa complessiva.

“Per questo, chiediamo alla Regione di garantire le risorse necessarie ad assicurare adeguati livelli di finanziamento e di organizzazione del sistema di prevenzione” dichiarano Daniela Barbaresi, Sauro Rossi e Claudia Mazzucchelli, rispettivamente segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Marche.

"All’interno del sistema preoccupa soprattutto la situazione critica dei servizi per la prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro; servizi sempre più marginali nel panorama della sanità marchigiana e alle prese con organici insufficienti rispetto alle necessità: se si escludono le figure amministrative, tra medici, infermieri, tecnici e collaboratori vi lavorano solo 99 addetti, pari al 14% del personale dei dipartimenti prevenzione, e di questi i tecnici della prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro sono solo 56, ovvero l’8% di tutti gli addetti dei dipartimenti prevenzione", sottolineano i confederali.

Secondo Cgil, Cisl e Uil regionali, "è necessario quindi incrementare subito gli organici dedicati alle attività di vigilanza di tutti gli enti a ciò deputati, dall’Asur, all’Ispettorato nazionale del lavoro, all’Inail , per intensificare i controlli e aumentare il numero delle aziende e dei cantieri ispezionati e soprattutto, serve un impegno e investimenti adeguati a garantire prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro, dai cantieri, alle attività agricole a quelle manifatturiere o dei servizi: investimenti pubblici e soprattutto investimenti delle imprese. Occorre poi garantire che tra coloro che sono deputati all’attività ispettive e di prevenzione ci siano figure con competenze tecniche multidisciplinari a partire dalle competenze tecniche applicative di cantiere o industriali oltre a garantire la massima integrazione, coordinamento e sinergia tra i servizi la prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, l’Inail, l’Ispettorato del lavoro. Inoltre, la Regione deve procedere subito alla definizione del piano mirato di prevenzione e dei piani di prevenzione tematici come previsto dal piano nazionale della prevenzione 2020-25".

Aggiungono Barbaresi, Rossi e Mazzucchelli: “I più colpiti dagli infortuni sono i giovani e i migranti, cioè coloro che maggiormente vivono in condizioni di lavoro precario, instabile o senza formazione adeguata. Per questo è necessario mettere fine alla crescita del lavoro frammentato, e contrastare precarietà, frantumazione del lavoro e ricattabilità dei lavoratori, che anche lo stesso Ministero della Salute indica tra i principali fattori di rischio. Vanno poi garantite norme più stringenti in materia di appalti e si deve agire sul fronte dell’organizzazione del lavoro: orari, turni, carichi di lavoro, macchine e attrezzature. Occorre un'azione forte e decisa da parte di tutti, dalle imprese alle Istituzioni, investendo in sicurezza, prevenzione, ma anche formazione, lavoro stabile e di qualità e condizioni di lavoro dignitose. Fermiamo la strage nei luoghi di lavoro!"