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L'opinione

Paul Krugman: Amazon è la prova che il sindacato è tutt'altro che obsoleto

Foto: Un magazzino Amazon
Martina Toti
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Una riflessione del Premio Nobel per l'economia 2008 spiega come proprio la lotta dei lavoratori del colosso dell'e-commerce sia la dimostrazione che le organizzazioni sindacali non solo contano ma servono ancora e servono tantissimo

Dopo lo sciopero e una campagna battente da parte delle organizzazioni sindacali oggi (15 aprile) Amazon, sarà costretta a sedersi al tavolo del ministero del Lavoro. La convocazione italiana è arrivata all'indomani del voto per la sindacalizzazione nello stabilimento statunitense di Bessemer. Una coincidenza eppure quell'occasione - che poteva segnare l'ingresso del sindacato all'interno del colosso dell'e-commerce, nato all'insegna dello slogan trade-union free e che invece ancora una volta lo ha impedito - ha avuto in effetti un'eco lunghissima che ha riflessi anche da questa parte dell'Oceano.

Per il Premio Nobel per l'economia 2008 Paul Krugman, sebbene la vicenda abbia dimostrato ancora una volta l'efficacia delle tattiche repressive adottate dai datori di lavoro per impedire la sindacalizzazione, lavoratori e sindacati non dovrebbero affatto rassegnarsi. "Il clima politico che ha concesso mano libera ai datori di lavoro potrebbe cambiare - scrive lo studioso sulle pagine del New York Times -, il declino della sindacalizzazione è stato soprattutto un fatto politico, non una necessaria conseguenza di un cambiamento economico. E l'America ha invece bisogno di una rinascita sindacale se vogliamo avere una speranza di rovesciare la spirale della diseguaglianza".

Non è vero - spiega ancora l'accademico - che il declino delle organizzazioni sindacali è stato reso inevitabile dai processi di automazione e globalizzazione secondo la convinzione infondata che non si potevano ottenere salari più alti una volta che le imprese avevano a disposizione la possibilità di sostituire la manodopera con i robot e di delocalizzare la produzione. Secondo Krugman le prove dimostrano altro. 

Prendendo in esame il caso Amazon, Krugman fa notare che "mentre molti dei beni acquistati online sono importati, la posizione di mercato di Amazon poggia su un enorme sistema di magazzini - come quello di Bessemer - che impiegano centinaia di migliaia di lavoratori. E questi magazzini non possono essere delocalizzati" pena l'incapacità di Amazon di consegnare i prodotti tanto velocemente. Anche la robotizzazione che pure può avere sì un impatto sulla qualità e i ritmi di lavoro non può sostituire la manodopera. 

La vera ragione della debolezza del sindacato americano, allora, non va rinvenuto nella struttura dell'economia ma in una politica che a partire dall'era di Ronald Reagan ha adottato decisioni fortemente antisindacali che hanno impedito al settore dei servizi - diventato tra quelli prevalenti - di crescere dal punto di vista della rappresentanza. Le conseguenze sono amare ed evidentissime nell'aumento delle diseguaglianze e delle disparità salariali perché senza sindacato i lavoratori hanno perso il proprio potere contrattuale e, molto banalmente, le grandi multinazionali hanno dettato le regole. La vicenda di Bessemer quindi è un inizio. Un'esperienza da cui imparare per rilanciare la presenza del sindacato all'interno del mercato di lavoro, presenza indispensabile non solo a livello economico ma anche a livello socio-politico. 

Una lettura questa che, nel giorno dell'incontro italiano tra sindacati e colosso davanti al ministro Andrea Orlando, appare come una sollecitazione anche da noi dove proprio la sindacalizzazione e la lotta hanno imposto ad Amazon di fare quello che non farebbe mai: sedersi, ascoltare le ragioni dei lavoratori, e trattare con chi li rappresenta.