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Delocalizzazioni

Elica non gira più: 400 esuberi

Foto: Fiom Ancona (da Facebook)
Tommaso Di Felice
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La storica azienda di cappe da cucina ha deciso di chiudere lo stabilimento di Cerreto d'Esi (Ancona) e spostare la produzione in Polonia. Fiom Cgil: “Vogliamo l'impegno del governo e una politica industriale adeguata”. Giovedì 8, alle ore 14, incontro in Regione con sindacati e management. Previsto anche un presidio

Un disastro sociale che rischia di lasciare senza futuro un'intera area industriale. Il gruppo Elica, storica azienda marchigiana, ha annunciato la scorsa settimana la riorganizzazione interna: 409 esuberi complessivi (su 560 dipendenti), chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi (Ancona) e delocalizzazione nell'Europa orientale. “Una situazione insostenibile che va avanti dal 2008”, dice Pierpaolo Pullini della Fiom Cgil di Ancona: “Non si gestiscono così le relazioni industriali. Serve l'impegno di tutti, altrimenti il territorio muore”.

Nata negli anni Settanta, Elica è leader mondiale nella progettazione e nella produzione di cappe da cucina a uso domestico. L'azienda possiede ben sette impianti nel mondo, con circa 3.800 dipendenti tra Italia, Polonia, Messico, India e Cina. Un gigante del settore, con una produzione annua di oltre 20,7 milioni di pezzi per motori elettrici e per caldaie da riscaldamento. Nonostante questi numeri così importanti e la crescente domanda di elettrodomestici, le scelte annunciate dalla dirigenza sono drammatiche per la provincia anconetana.

“Veniamo da anni difficili, fatti di contratti di solidarietà e regime produttivo al 75%”, continua Pullini: “Ma con l'annuncio del piano strategico 2021-2023 l'azienda ha deciso di ridurre pesantemente l'organico e di delocalizzare, con il 70% delle linee produttive a maggiore standardizzazione che saranno trasferite nel sito polacco di Jelcz-Laskowice”. A questo punto l'unico hub operativo in Italia resterebbe il polo di Mergo (Ancona), malgrado le continue promesse della dirigenza negli ultimi mesi.

“A conti fatti – riprende il responsabile Fiom – la produzione passerebbe dalle attuali 1 milione 400 mila cappe prodotte in un anno, a meno di 400 mila. Il piano permetterà al gruppo Elica di sfruttare oltre ogni limite le competenze del territorio locale, nonché di produrre dove la manodopera costa meno e garantirsi così una crescita degli utili”. Un colpo davvero troppo duro per il territorio fabrianese. Giovedì 1° aprile, davanti agli stabilimenti, sono partiti i presìdi dei lavoratori e delle lavoratrici, lunedì 6 si è tenuta la prima assemblea sindacale. E per giovedì 8 la Regione Marche ha fissato un incontro, alle ore 14, con i sindacati e il management. Previsto anche un presidio, davanti a Villa Leopardi (sede della Regione), a partire dalle 13.30.

Secondo le parti sociali, qualora ci fosse la possibilità di investire soldi pubblici, questi dovranno essere legati al mantenimento dell'occupazione locale. “Elica è nata in questa zona”, spiega Pullini: “Era una piccola azienda, oggi è un gruppo mondiale. Ma la gente si sente tradita dagli eredi della vecchia proprietà, visto che negli ultimi mesi di annunci se ne sono fatti tanti. I vertici del gruppo ringraziavano addirittura i dipendenti, auspicando altri 50 anni di attività”.

Il piano di ristrutturazione annunciato da Elica è inaccettabile, spiega la segretaria nazionale della Fiom Cgil Barbara Tibaldi, precisando che “la decisione dell'azienda rischia di provocare il disastro sociale e la desertificazione industriale del territorio". Le segreterie nazionali dei metalmeccanici hanno intanto scritto una lettera al ministro dello Sviluppo economico Giorgetti per chiedere un incontro urgente sulla vertenza. “L'Italia – conclude Tibaldi – ha insegnato al mondo come si fanno gli elettrodomestici, ma ora un pezzo alla volta le multinazionali stanno portando via competenze e tecnologie. II governo si svegli, servono scelte di politica industriale”.