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Il caso

La rivolta dei somministrati

Lavoro, arcipelago di precarietà
Foto: fotografia di Nidil Cgil (account Twitter)
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Accade nella sede della Pfizer di Catania. I sindacati degli atipici dichiarano sciopero il 23 e 24 novembre, in difesa di 200 addetti che rischiano il posto: "L'azienda rifiuta il confronto. Perché non inizia un percorso di stabilizzazione?"

Alla Pfizer di Catania scatta lo sciopero dei somministrati. Lo hanno indetto Felsa Cisl, Nidil Cigil, UilTemp, le categorie locali di Cgil, Cisl e Uil, che rappresentano proprio i 200 lavoratori in somministrazione presso l'azienda, che incrociano le braccia il 23 e 24 novembre. Le sigle ritengono non più procrastinabile il coinvolgimento di tutte le parti, sindacali e datoriali, che possono contribuire ad una positiva risoluzione della vertenza: “Non si comprende perché i vertici aziendali rifiutino il confronto”. 

Alla base della protesta c’e la delicata situazione di reparti interi costituiti da lavoratori in somministrazione. Tra questi c'è il settore “sperlatura”, raccontano i sindacati, dove non è ancora chiara la prospettiva occupazionale degli addetti, che rappresentano un'importante base produttiva per l’azienda e rischiano di ritrovarsi a casa in breve tempo. Si tratta di uomini e donne che, nell'arco degli anni e con contratti atipici, hanno messo a disposizione dell'azienda le loro competenze professionali.

“Ci troviamo a pochi giorni dalla scadenza - 30 novembre - di questa ennesima missione di lavoro per conto dell’agenzia Randstad, che invece non s’è mai sottratta al confronto con Felsa, Nidil, Uiltemp - scrivono le organizzazioni -. Senza contare che una prima missione era già scaduta a luglio scorso. E ci troviamo purtroppo di fronte al consueto rituale mantenuto per anni, cioè tenere i lavoratori somministrati in bilico fino all’ultimo, facendo accrescere le aspettative sulla possibile stabilizzazione; del resto sono visti come lavoratori precari e quindi di serie B,  poco importa che dietro ciascuno di loro ci sia una storia di anni duro di lavoro, di negazione, di speranze e anche di legittime aspettative". 

In agosto era stata negata la proroga a una lavoratrice dopo 48 mesi di servizio alla Pfizer Catania. Già in quell'occasione le segreterie avevano sollecitato dialogo e attenzione. Ora, dopo che l’azienda farmaceutica attraverso ha negato ogni spazio di interlocuzione perché "impegnata a gestire incessantemente nel quotidiano questioni di primaria importanza e complessità", Felsa, Nidil e Uiltemp si sono viste costrette a proclamare lo stato di agitazione sino al 30 novembre con l’astensione da turni straordinari, anomali e suppletivi oltre allo sciopero di lunedì e martedì.

"Non abbiamo mai negato in passato alla Pfizer Catania disponibilità al confronto costruttivo e responsabile, anche su questioni estremamente delicate come la gestione dell’emergenza Covid - scrivono -. Rivendichiamo altrettanta disponibilità adesso, quando riteniamo doveroso fare chiarezza sulla sorte occupazionale di oltre 200 lavoratori e sul futuro dello stesso stabilimento catanese della multinazionale del farmaco".

Questo sciopero, nelle loro intenzioni, servirà a ridare identità e dignità al lavoro svolto da ognuno. Non può essere usato il ricatto dell’immagine negativa che ricadrebbe sull’azienda: "Semmai la domanda da porre è: perché utilizzare la somministrazione per così lungo tempo, accentuando i costi del personale e non stabilizzarli all’interno della stessa azienda?". Il momento storico non consente di abbassare la guardia, concludono: "Non si può spostare in secondo piano il ruolo dei lavoratori in somministrazione, che sempre di più sostengono il carico di un impegno quotidiano decisivo per la tenuta delle produzioni aziendali".