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La crisi

Sport, dilettanti in ginocchio

Campo di calcio in campagna © Marco Merlini Mottola (Ta), 5 agosto 2020 Campo di calcio in campagna
Foto: Marco Merlini
Simona Ciaramitaro
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Istruttori, tecnici, personale amministrativo, piscine e palestre costretti a una nuova chiusura: rischiano un'emorragia di posti di lavoro e il crollo del settore. I sindacati chiedono al governo nuove misure, perché gli attuali ristori non sono sufficienti

Fornire un adeguato ristoro anche alle imprese del settore sportivo, impianti e attività connesse, piscine, palestre e centri sportivi dilettantistici. È la richiesta congiunta dei sindacati nazionali di categoria Slc Cgil, Fisascat Cisl e Uilcom Uil a pochi giorni dall’approvazione del decreto ristori e dall’emanazione di un nuovo Dpcm, con ulteriori misure restrittive per il contenimento del contagio che impatteranno ulteriormente sul comparto messo a dura prova dalle misure fin qui attuate e dal lockdown dei mesi scorsi. 

Le tre sigle ricordano che nel comparto sportivo, che concorre al Pil con quattro punti percentuali, sono impiegati complessivamente più di 100 mila lavoratori dipendenti e più di 500 mila collaboratori sportivi, molti dei quali da ricondurre a collaborazione coordinata e continuativa e al lavoro dipendente.

“Lo stato dell’arte di questo settore strategico per il rilancio del Paese e il benessere dei cittadini è drammatico ed è in relazione a una situazione presistente”, ci spiega Fabio Scurpa, coordinatore per lo sport presso il dipartimento Produzione culturale di Slc Cgil: “Per il settore dilettantistico c’è chi ha un contratto, ma è una minoranza di lavoratori, gli altri sono collaboratori sportivi, una zona grigia per chi in realtà costituisce l’ossatura del settore”. Si tratta infatti di lavoro a rimborso spese, che sino a 10 mila euro è esentasse e senza oneri di contribuzione, mentre oltre questa soglia si comincia a pagare le tasse ma senza che ci sia contribuzione.  

Scurpa ricorda quindi che tutto ciò implica anche che non si abbia diritto nemmeno agli ammortizzatori sociali e le preoccupazioni si riflettono nelle continue “richieste di maestri di tennis, di canottaggio, di sci che chiedono al sindacato di andare a verificare le loro situazioni previdenziali per poi scoprire che hanno zero contributi”.

“Questo mondo è diviso tra professionisti e i dilettanti – prosegue -, i primi hanno pieno diritto nel mondo del lavoro e hanno coperture giuslavoristiche, mentre ciò non vale per i secondi. Le norme le dettano le federazioni sportive, quindi non c'è legge o criterio valido per tutti, perché lo status di dilettanti permette alle società di attingere a un a forza di lavoro molto economica”.

Da un anno è in discussione in Parlamento un testo unico riforma del mondo dello sport seguito in questi anni dai sindacati, i quali hanno fatto emergere situazioni sconosciute ai più riuscendo anche a ottenere il sussidio di 600 euro con i provvedimenti seguiti al primo lockdown. Nel testo unico si vuole allineare il lavoro sportivo a quello delle altre categorie ‘regolari’, ma ora l’iter “si è arenato ed è fortemente ostacolato dal Coni – dice Scurpa -, perché ritiene che una forma di lavoro spurio sia una forma di finanziamento delle società e, tolta questa possibilità, sostengono che il settore crollerebbe: è paradossale che per fare andare avanti il settore si sfruttino i lavoratori. Questo riguarda anche tecnici sportivi, segretarie, magazzinieri, è diverso però se lavori alla palestra Virgin oppure alla Juventus. Lo sport dilettantistico è una zona extraterritoriale del diritto del lavoro”.

“Per affrontare la crisi della seconda pandemia da Covid - prosegue - il decreto ristori ha portato il bonus per i lavoratori dello sport da 600 a 800 euro e ha previsto soldi a pioggia per imprese, palestre piscine. In alcuni casi le strutture si erano attrezzati bene per gestire i rischi della pandemia, rispettando i protocolli di sicurezza in termini di spazi, di spogliatoi, poi è arrivato il Dpcm che li ha costretti per la seconda volta alla chiusura aprendo una vera piaga per i lavoratori”.

Il sindacato invita quindi le imprese a “fare sistema contro le ingiustizie che stanno subendo e a cogliere l'occasione per costruire qualcosa che non si possa più basare sul lavoro nero legalizzato, quello che non dà diritti nè stabilità e dove "l'abuso è facile".  Con la disponibilità a discutere il testo unico per i lavoratori dello sport "il governo sta provando a scardinare la situazione esistente - conclude Scurpa -, non è che tutto il contenuto ci piaccia, ma è un tentativo che dobbiamo dopo che il Covid ha fatto emergere la situazione drammatica dei lavoratori di questa categoria".