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Trento

Sicor, quinta settimana di sciopero per difendere anni di conquiste

Davide Colella
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A Rovereto continuano gli stop and go di 15 minuti ogni ora per respingere la decisione dell'azienda di componenti per ascensori di cancellare gli accordi di secondo livello

Scioperano le tute blu della Sicor. Ma non sono le sole. Al loro fianco stanno incrociando le braccia i metalmeccanici di un numero crescente di aziende di Rovereto e del Trentino, facendo giungere loro una solidarietà che travalica territori, comparti e sigle sindacali. La vertenza si avvia infatti verso la decisione dei sindacati di categoria di indire uno sciopero generale unitario provinciale per condannare in maniera netta la disdetta della contrattazione di secondo livello all'interno dell'azienda di componenti per ascensori, realtà solida della Val Lagarina e con un bilancio in forte attivo.

La lettera aperta. Di fronte alla pretestuosa decisione di assorbire gli superminimi collettivi e la cancellazione della 14esima, i lavoratori e le lavoratrici Sicor hanno scritto: “Dobbiamo la nostra mobilitazione a chi prima di noi ha lottato per ottenere gli accordi di secondo livello, a chi verrà dopo di noi, a chi non ha esitato a manifestarci solidarietà e soprattutto a noi stessi e alle nostre famiglie". Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno rincarato la dose: "Le titubanze della Provincia e i silenzi di Confindustria su questo caso rischiano di essere un segnale del fatto che si voglia colpire e smantellare il modello trentino di relazioni industriali, che si fonda sull’esercizio delle competenze dell’autonomia speciale".

Aura Caraba della Fiom trentina si definisce perplessa dalle giustificazioni espresse fin qui dall'azienda: "Vogliamo allineare il costo del personale a quello delle aziende concorrenti, ma da una nostra verifica effettuata in una serie di ditte, abbiamo appurato come la maggior parte di queste abbiano retribuzioni ben superiori al contratto nazionale". Per la funzionaria sindacale la vera preoccupazione è che qualcuno voglia cogliere la nefasta occasione della pandemia da covid per abbassare gli stipendi e cancellare diritti conquistati in anni di lotta e confronto.

La solidarietà spontanea giunta da parte di tutto il mondo del lavoro alle maestranze della Sicor, con una mobilitazione partita dal basso e senza precedenti, con fermate spontanee e collette, riflette la preoccupazione unanime che il comportamento della società – se non immediatamente e risolutamente fermato – possa contagiare tutto il territorio. "In Trentino – spiegano i sindacati – si è consolidato un modello di relazioni improntato al dialogo e alla responsabilità, che ha permesso di affrontare le situazioni più dolorose durante gli anni della crisi, mantenendo una sostanziale pace sociale. Un modello fondato sul dovere civico e di responsabilità verso il territorio che ha consentito di sperimentare soluzioni innovative, sia sul versante del sostegno alle imprese, sia su quello della protezione dei lavoratori e delle loro famiglie. Oggi è inammissibile – continua il comunicato – che aziende che operano in Trentino, beneficiando di questo modello e delle risorse dell’Autonomia, disertino gli inviti al confronto promossi dalle istituzioni democratiche, trattando la nostra provincia come un territorio da depredare.

La Cassa di resistenza. A sostegno della lotta, i metalmeccanici trentini e i delegati della Fiom hanno avviato una raccolta fondi per garantire un aiuto economico ai colleghi in lotta. Intanto, ieri mattina, per manifestare il loro sostegno, si è svolto lo sciopero spontaneo dei lavoratori della Sapes e della Og di Storo. In ordine di tempo, a prendere parte alla protesta sono state le maestranze della Pama, seguite dai 2 stabilimenti della Dana di Rovereto e Arco, quindi quelle della Bonfiglioli. Solidarietà ai dipendenti della Sicor è stata manifestata anche dagli operai della Metalsistem che a agosto si sono uniti loro nel presidio ai cancelli dell'impresa roveretana.