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Gender gap

Unite si può

Donne nella Cgil: molto si è fatto, molto rimane da fare
Foto: Marco Merlini
Roberta Lisi
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In Spagna ministre e sindacaliste insieme hanno scritto norme per la parità salariale, e non solo, nei luoghi di lavoro

Supera il 21 per cento il differenziale salariale nella penisola Iberica, nonostante negli anni siano state approvate norme per ridurre questo gap. Ed allora donne diverse per ruolo sociale e collocazione si sono ritrovate unite nel cercare soluzioni concrete a quello che apparentemente è un problema delle lavoratrici ma che in realtà riguarda l’intera società.

L’accordo, nasce da una vera e propria contrattazione tra governo, sindacati e associazioni datoriali – quest’ultime alla fine si sono tirate indietro e non hanno firmato il documento – ed è stato sottoscritto da quattro donne, la ministra del lavoro Yolanda Díaz, quella delle Pari opportunità Irene Montero, e per il sindacato confederale le firme sono della segretaria di Azione Sociale di CCOO Mari Cruz Vicente e della vice-segretaria di UGT, Cristina Antoñanza.

Si tratta di un accordo fondato su due idee base, ha spiegato la ministra Díaz: “l'effettività perché fornisce strumenti concreti per realizzare l'eguaglianza effettiva, e il negoziato perché promuove la partecipazione attiva dei soggetti sociali per avanzare su questa strada”. In sostanza l'intesa tra le parti è su due Regolamenti di applicazione del Real Decreto Ley del 2019 riferiti all'eguaglianza retributiva nelle aziende: il primo obbliga le imprese alla tenuta di un registro retributivo per individuare i differenziali salariali di genere, il secondo prevede all'elaborazione di un piano di Pari Opportunità contrattato con i sindacati e di un piano d'azione per correggere le differenze.

Una lezione valida anche per l’Italia, paese nel quale il differenziale salariale tra uomini e donne è superiore a quello spagnolo e dove la presenza femminile ai vertici di aziende, partecipate, giornali, istituzioni ed assemblee elettive è davvero scarsa. Ben vengano, allora, norme come quelle appena approvate dal Parlamento italiano su iniziativa del Governo che introduce l’obbligo della doppia preferenza di genere nelle leggi elettorali per le regionali.
Insomma, contrattazione e unità sono una forza che può determinare il cambiamento. Per le donne e non solo.