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La testimonianza

Lavoratori in saldo: «Non ci arrendiamo»

Patrizia Pallara
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H&M decide di chiudere otto punti vendita in Italia, 200 i posti a rischio. Un brutto sogno da cui i dipendenti del colosso svedese vorrebbero svegliarsi per tornare a lavorare

Barbara, 53 anni, parcheggiata dall’azienda come qualcosa di vecchio, che non serve più. Insieme ai 70 colleghi di H&M dei due punti vendita di Milano è stata messa alla porta in piena emergenza Coronavirus. Oltre ai negozi della città meneghina, dal 4 maggio non hanno riaperto quelli di Bari e Udine, tra agosto e novembre chiuderanno i quattro punti di Vicenza, Bassano (in provincia di Vicenza), Grosseto, Gorizia. Il colosso svedese dell’abbigliamento che da 12 anni fa affari sul territorio italiano, alla prima difficoltà decide di abbassare le saracinesche con un’azione unilaterale, scaricando tutto sulle spalle di 200 lavoratori e sulla fiscalità generale.

“Con una telefonata in piena pandemia ci è stato detto: ‘Il vostro punto vendita non riaprirà’ – racconta Barbara, che è delegata Filcams Cgil -. Ho lavorato per questo brand per 12 anni condividendo gioie, dolori, credendo di essere una risorsa, non solo un costo, credendo nei valori e nella grande famiglia di cui sento di fare parte, con i miei colleghi”. Al momento i dipendenti di H&M sono in cassa integrazione in deroga a zero ore, quindi non lavorano, e percepiscono il cento per cento dello stipendio. Ma dopo? Che cosa succederà? “L’azienda per legge adesso non può licenziare, nel frattempo stiamo cercando delle soluzioni per tutelare l’occupazione – spiega Vanessa Caccerini, Filcams Cgil -. Abbiamo richiamato la direzione di H&M alla responsabilità sociale di impresa, a più riprese invocata anche al livello internazionale, in un momento drammatico per la vita del Paese. Queste chiusure alimentano la preoccupazione e il clima di incertezza sul futuro delle centinaia di lavoratori coinvolti, già gravemente minato dalle conseguenze generali della diffusione della pandemia”. Per i lavoratori coinvolti nelle chiusure è stata anche chiesta la turnazione, ma H&M ha risposto picche.

La crisi sanitaria sta iniziando a far sentire i suoi pesanti effetti anche nel settore del commercio. I negozi riaprono, ma chi e quanto ricomincia a comprare? Quando si ritornerà, se si ritornerà, a una situazione di normalità, pre-pandemia? “L’obiettivo è resistere fino al 2021, anche con le vendite ridotte, fino a che non si troverà il vaccino, e i negozi riprenderanno a vendere come prima – conclude Caccerini -. Quello che chiediamo a H&M è un’azione di responsabilità nei confronti dei lavoratori”. Nei confronti di Barbara e dei suoi colleghi, diventati invisibili agli occhi della loro azienda, persone che, come racconta lei, vogliono “svegliarsi da questo brutto sogno e tornare a lavorare con lo stesso entusiasmo, la stessa voglia e lo stesso team che ha fatto il successo di questo brand”.