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Petrolchimica

Futuro sempre più incerto, si ferma la Raffineria di Milazzo

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Indetto lo sciopero a oltranza, finora al lavoro solo 200 degli 800 addetti (tra diretti e indotto) dell'impianto. Fiom, Fim e Uilm denunciano i tagli agli investimenti e chiedono all'azienda “chiarezza e assunzione di responsabilità”

Sciopero a oltranza alla Raffineria di Milazzo (Messina). A motivare lo stop, iniziato nella mattinata di giovedì 21 maggio, il mancato incontro tra sindacati, Confindustria e azienda, in programma dopo la decisione della Ram (la cui proprietà è divisa a metà tra e Kuwait Petroleum) di non far tornare al lavoro ben 600 lavoratori (degli 800 complessivi) tra diretti e indotto, dopo settimane di cassa integrazione. L’astensione dal lavoro si sta realizzando con piccoli presìdi davanti ai varchi dello stabilimento, evitando assembramenti.

“Un disimpegno dell’ultima ora che sorprende”, spiegano i segretari generali di Cgil (Giovanni Mastroeni), Cisl (Antonino Alibrandi) e Uil (Ivan Tripodi): “Un fatto gravissimo che strappa una lunghissima e consolidata stagione di corrette e proficue relazioni industriali”. Sotto accusa i tagli degli investimenti, in particolare nel settore delle manutenzioni, decisi dalla Raffineria. “La riunione era stata convocata per discutere del reimpiego dei lavoratori”, riprendono i sindacati, sottolineando che “solo in 200 ritorneranno al lavoro, mentre per gli altri non c’è alcuna prospettiva”.

Giovanni Mastroeni, Antonino Alibrandi e Ivan Tripodi rimarcano la “gravità della crisi che si è creata”, evidenziando che “è arrivato il momento della chiarezza e delle assunzioni di responsabilità”. In conclusione, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil territoriali rilevano come “lo stato di esasperazione di tanti lavoratori è arrivato a una soglia altissima, e non si può continuare a non dare loro risposte chiare e immediate”.