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Brescia, operatori sociali senza stipendio

Brescia, operatori sociali senza stipendio
Foto: Cooperazione
Emanuele Di Nicola
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L'articolo 48 del decreto autorizza i Comuni a pagare le cooperative per i servizi non erogati, ma non li obbliga. I lavoratori chiedono il salario al 100%. La lettera del sindacato

Nell'Italia colpita dal Coronavirus sono tanti i lavoratori in apprensione: coloro che si sono fermati all'improvviso, non percepiscono lo stipendio, si affidano alle misure del governo e aspettano – prima o poi – di poter ripartire, naturalmente in sicurezza. Per ora, però, restano nell'incertezza. È il caso degli educatori e operatori sociali di Brescia, una delle città più colpite dal contagio: sono circa 1.200 lavoratori delle cooperative attualmente senza retribuzione che affidano la loro protesta a una pagina facebook. Nella loro bacheca online inviano messaggi come: “Chiediamo risposte e tutele. Che le amministrazioni locali non ci abbandonino!”.

La loro storia inizia con una norma scritta male: è l'articolo 48 del decreto “Cura Italia”, che nella crisi del Covid-19 autorizza le amministrazioni comunali a pagare i gestori privati dei servizi in appalto, anche quando il servizio non viene prestato, a stipendio pieno. Tra questi “gestori” rientrano le cooperative che si occupano di assistenza scolastica e forniscono gli operatori sociali. In caso di pagamento non si può accedere al Fis (Fondo di integrazione salariale) né alla cassa integrazione, insomma decade la possibilità di chiedere gli ammortizzatori sociali. Nell'articolo 48 si parla però di una “autorizzazione” a pagare, ed ecco il pasticcio: il decreto non pone alcun vincolo alle amministrazioni pubbliche creando così molta confusione. I Comuni preferiscono tenersi i fondi in cassa, anche se già messi a bilancio, seguendo questa “non regola” che riguarda non solo Brescia ma tutte le province italiane.

L'educatrice: “Rischio di prendere 250 euro al mese”

Da parte loro i lavoratori bresciani chiedono lo stipendio al 100%, preferendolo naturalmente all'accesso agli ammortizzatori che porterebbe loro cifre molto basse. Federica Petrò, educatrice di Brescia, ci illustra la sua situazione: “Lavoro per una cooperativa come assistente all'integrazione di una scuola – racconta -. Assisto ragazzi disabili, un'attività che non si può svolgere da remoto, oggi sono senza stipendio. Io ho un contratto annuo con poche ore rispetto a quelle che svolgiamo effettivamente, perché ogni anno può cambiare utente e anche il monte ore varia di volta in volta”. Adesso c'è però la chiusura totale delle scuole, senza contare che il contratto già si basa sulla stagione scolastica escludendo i mesi estivi. Così l'educatrice: “Il Fis verrebbe calcolato sulle ore contrattuali, con riduzione all'80%, così le cifre rasentano la soglia della povertà: io andrei a prendere intorno ai 250 euro. Per questo vorremmo il pagamento totale della retribuzione, il Comune di Brescia lo può versare alle cooperative che poi lo girano a noi”.

“La norma è stata scritta male, quindi non ci sono strumenti per imporre al Comune di pagare”, esordisce Giovanni Vocale della Fp Cgil. “L'articolo 48 del decreto parla appunto di autorizzazione: in altre parole, se il Comune vuole retribuire il soggetto che gestisce il servizio è libero di farlo, ma allo stesso tempo non è affatto obbligato. Può decidere in autonomia se pagare una cooperativa per un servizio non erogato. La confusione nasce dal fatto che la norma, per la sua cattiva stesura, non dà un vincolo all'amministrazione, quindi non possiamo fare una vertenza ma solo opera di persuasione. Un'opera che però non si può limitare alla realtà di Brescia, ma deve riguardare tutto il territorio nazionale”.

I Comuni, avendo possibilità di scelta, decidono di non pagare. “D'altronde hanno la facoltà di farlo – spiega Vitale -. Se fossero pagate le cooperative potrebbero incassare le fatture dei servizi non erogati a causa del blocco totale, questo sarebbe molto positivo perché sono in grande sofferenza. I lavoratori e le lavoratrici sarebbero retribuiti pienamente anche se non lavorano, senza più accedere agli ammortizzatori. Ma – ancora una volta – il decreto non dà indicazioni precise, al momento non abbiamo mezzi per indurre a pagare”.

Le richieste dei sindacati alle istituzioni

Il sindacato è già intervenuto sulla questione. Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl hanno inviato una lettera unitaria al presidente della Provincia, ai sindaci dei Comuni e all'Associazione dei comuni bresciani con la richiesta di fare chiarezza. La crisi del Covid-19, si legge, “ha costretto i soggetti gestori degli appalti ad avanzare la richiesta di ammortizzatori sociali, in particolare del Fondo di integrazione salariale. Rimane tuttavia il problema relativo all’impossibilità da parte di cooperative e aziende di anticipare l’ammortizzatore ai propri dipendenti alle normali scadenze di paga”. Questa situazione porta “difficoltà enormi” sia per la tenuta economica delle aziende che per gli stipendi dei lavoratori. “Non vorremmo che oltre alla grave crisi di liquidità attuale, fossimo costretti a fronteggiarne un’altra (e ancor più grave) occupazionale quando l’emergenza sarà finita”, scrivono i sindacati, che chiedono ai soggetti committenti, sulla base dell'articolo 48 del Cura Italia, “un intervento allo scopo di liquidare cooperative e aziende affidatarie dei contratti di servizio per il periodo di sospensione sulla base di quanto previsto dal bilancio preventivo”.