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Scuola, il rebus degli organici

Scuola, il rebus degli organici
Foto: Foto di Daiano Cristini/Siintesi
Stefano Iucci
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Una "piccola" ma significativa vittoria dei sindacati: per il prossimo anno confermati gli organici nonostante il calo degli alunni. Resta il problema dei precari: per la Flc serve una procedura ad hoc per le assunzioni in ruolo da settembre

Periodo difficile per la scuola italiana. Mentre il dibattito è giustamente occupato dal tema della didattica a distanza – obbligata nell’emergenza, ma con tanti problemi, come si è visto – più si avvicina il prossimo settembre, e più la questione degli organici diventa impellente. Soprattutto se, come pare, il ritorno in classe non sarà da subito quello tradizionale, vista la necessità probabile del distanziamento tra i ragazzi e le ragazze. È evidente che in una situazione emergenziale come quella attuale le croniche deficienze della nostra scuola (organico insufficienze, moltiplicazione delle supplenze, ritardi nelle nomine, difficile gestione della mobilità) rischiano di moltiplicarsi.

Un risultato non scontato è stato raggiunto nei giorni scorsi. Il ministero dell'Istruzione ha infatti accolto la richiesta degli altri sindacati della scuola di confermare la pianta organica dell'anno in corso. Si prospettava, infatti, come conseguenza di un calo di 73.000 alunni (fatto registrare dalle iscrizioni alle prime classi, soprattutto nel primo ciclo di istruzione) il taglio di 60.090 docenti. Così non è stato, ma non era affatto scontato. Un aspetto importante sta nel fatto che la conferma dell’organico avverrà a livello regionale, e questo consentirà per quanto possibile di evitare per quanto possibile lo spostamento di insegnanti da un istituto all'altro.

La Flc chiedo però, in aggiunta, la conferma dell’organico per istituto, che vuol dire, si legge in una nota, “prevedere posti aggiuntivi laddove ci sarà un aumento di classi. Questa ulteriore misura favorirà la continuità didattica, eviterà le situazioni di soprannumero e potrà rendere la gestione del personale più agevole alle segreterie scolastiche e alla dirigenza che saranno gravate da una notevole mole di lavoro alla ripresa delle attività nel settembre 2020”.

Naturalmente rimangono sul campo tutti gli altri problemi che riguardano gli organici largamente insufficienti della scuola e, collegata, l’annosa questione dei precari. Secondo i calcoli della Flc il prossimo anno saliranno in cattedra circa 90.000 supplenti. Una situazione difficile che, come è noto, non ha trovato una soluzione nel decreto 18/2020, il cosiddetto “Cura Italia” che proprio su questi aspetti è stato criticato dai sindacati.

La Flc ha presentato una serie di proposte che sono state tradotte in emendamenti al decreto stesso. Secondo il sindacato della conoscenza della Cgil, infatti, è possibile procedere alle necessarie assunzioni a settembre con procedure concorsuali semplificate. Non con il “vecchio” concorso straordinario, caratterizzato dai quesiti a risposta multipla e che seppur più veloce rispetto all’ordinario, non è gestibile in fase di epidemia. L’unica procedura possibile, per il sindacato, è quella per titoli, e cioè avviare alla stabilizzazione i docenti con almeno tre anni di servizio e gli specializzati su sostegno alla stabilizzazione. La conferma nel ruolo, con il contratto a tempo indeterminato, potrebbe avvenire dopo la formazione abilitante e, nel caso delle cattedre di sostegno, solo dopo aver acquisito la specializzazione.

La procedura che proponiamo non evita la selezione – si legge in una nota –, ma la colloca al termine di un percorso formativo abilitante o di specializzazione nel sostegno strutturato con esami, attività di laboratorio, tirocinio e prova finale per la conferma nel ruolo. Un percorso organico, in grado di incidere sulla preparazione pedagogico-didattica dei docenti coinvolti, grazie alla collaborazione tra scuola e università, in modo più significativo di quanto non possa fare un quiz a risposte multiple”.

A regime, poi, la proposta è quella di prevedere i percorsi abilitanti, gli unici in grado di salvaguardare la professionalità e la tutela dei lavoratori. “L’attività di insegnamento ha bisogno di percorsi di formazione in ingresso specifici, che come tutte le professioni che si rispettino non può essere frutto del caso o dell’improvvisazione e richiede competenze didattiche che richiedono formazione. Per oltre 6 anni nel nostro Paese i corsi di formazione abilitante sono stati soppressi, questo ha prodotto un blocco nella formazione iniziale e la crescita del precariato”, spiega la Flc. Questi percorsi dovranno essere avviati con periodicità, in modo da garantire anche in futuro ai neo-laureati un percorso di accesso all’insegnamento caratterizzato da una formazione adeguata.