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Sicilia, situazione fuori controllo nelle zone industriali

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L'allarme dopo il caso alla St di Catania, quello alla Pfizer e un altro in una ditta dell'indotto della Raffineria di Milazzo. Mannino (Cgil): "Solo nel 40 per cento delle aziende siamo riusciti a stipulare gli accordi sulla sicurezza"

Dopo il caso alla St di Catania, quello alla Pfizer e quello in una ditta dell’indotto della Raffineria di Milazzo, è allarme in Sicilia per il rischio di diffusione dei contagi da Covid-19 negli agglomerati industriali. Preoccupati i sindacati che, con il segretario generale della Cgil regionale Alfio Mannino, denunciano una “situazione fuori controllo” con la scarsa applicazione delle misure di sicurezza e contenimento previste dalle normative nazionali e regionali, soprattutto tra le ditte dell’indotto.

La Cgil regionale chiede controlli e nei casi di inadempienza “l'intervento delle Asp”. “Solo nel 40% delle aziende – dice Mannino – siamo riusciti a stipulare gli accordi propedeutici ai protocolli sulla sicurezza anticontagio previsti dalle misure varate dal governo e a vedere applicate le misure indicate nelle linee guida emanate dalla Regione”. Per il segretario della Cgil “la situazione è grave, con il serio rischio di diffusione dell’epidemia a macchia d’olio. Stiamo riscontrando una complessiva disattenzione al problema, anche da parte di alcune associazioni datoriali del settore industria. Laddove si sono fatti i comitati aziendali e gli accordi per la sicurezza nei grandi gruppi, o difficoltà nell’indotto con i pericoli che ne conseguono”.

“Ci sono temi, come una organizzazione del lavoro adeguata al periodo di difficoltà e una riduzione progressiva delle attività produttive – sottolinea Mannino –, che non possono essere elusi. Non basta vigilare nelle strade, occorre farlo soprattutto dove l’alta concentrazione di persone per motivi di lavoro può innescare nuovi focolai difficilmente controllabili”.

La Cgil, inoltre, reitera la richiesta di chiusura domenicale di tutti i centri commerciali, “cosa – dice Mannino – che oggi avviene solo in qualche caso”. Il sindacalista, infine, sollecita l’adeguata protezione del “personale sanitario che, stando ai dati del contagio, rischia di pagare un prezzo altissimo e di trasformarsi in vettore dell’epidemia”.