“Facendo seguito alla comunicazione ricevuta dal Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito con la presente nota si chiedono alle Ss.Ll. informazioni circa la presenza di alunnni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche nel presente anno scolastico”.

Con il linguaggio apparentemente neutro di una grigia burocrazia del controllo la direzione generale per gli Affari internazionali del ministero dell’Istruzione e del merito ha inviato una nota agli istituti scolastici per avviare il censimento - di fatto una schedatura -

della popolazione studentesca palestinese presente negli istituti del Paese. Nella missiva si chiede la compilazione di dati numerici. C’è poi una parte facoltativa che riguarda informazioni su eventuali percorsi di inserimento o affiancamento predisposti”.

Molto duri i commenti di Flc Cgil e Rete studenti medi. Il sindacato della conoscenza della Cgil si chiede quale sia il fine: “Riteniamo infatti del tutto inaccettabile – si legge in una nota – che la rilevazione non contenga nessuna motivazione alla base della richiesta di dati che peraltro dovrebbero essere in possesso del ministero”.

Non solo: “Quand’anche lo scopo fosse il monitoraggio delle azioni di inserimento, non può essere questa la modalità che assume caratteri evidentemente discriminatori”. Per questo la Flc Cgil “denuncia come fatto gravissimo che la stessa sia di fatto basata su informazioni riguardanti l’identità nazionale dei soli alunni palestinesi che evidentemente assume i contorni di una sorta di schedatura non in linea con i princìpi costituzionali”.

Di qui la richiesta al ministero di “rendere immediatamente note le finalità del censimento”: e la diffida a “un uso dei dati improprio e discriminatorio. Il Mim non può chiedere alle scuole azioni selettive in nessun caso e men che mai su base etnica poiché non corrispondenti alle finalità costituzionali delle comunità educanti”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Rete degli studenti medi: “Quando lo Stato decide di schedare studenti in base all’appartenenza etnica, ci troviamo nel terreno della piena persecuzione politica. Le scuole dovrebbero essere luoghi di emancipazione, di uguaglianza e solidarietà”, si legge in un comunicato di Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi.

Questo governo, continua, “vuole avvelenare la nostra società alla radice, abituandola all’idea che discriminare sia qualcosa di normalizzabile. È così che stanno rendendo l’autoritarismo accettabile, passo dopo passo.” Per la Rete si tratta di “razzismo di Stato, esercitato con il linguaggio asettico della burocrazia, reso ancora più inquietante proprio perché passato in sordina, privo di clamore”.

“Questa decisione si inserisce in un clima politico che legittima la disumanizzazione di un popolo, mentre sul piano internazionale si tollera, peggio si giustifica, la distruzione di Gaza e la persecuzione del popolo palestinese vittima di genocidio”, attacca Verdecchia.

La conclusione è che “l’unica risposta coerente è la denuncia pubblica e la mobilitazione politica, perché ogni esclusione apre la strada a violenze ancora più gravi“.