Trieste e il 25 aprile, ostaggio da sempre di una commemorazione che si tiene alla Risiera di San Saba. Trieste, l’unica città in cui la Liberazione non è una festa, ma solo una data della memoria. Un virus alimentato negli anni e rafforzato dall’attuale amministrazione cittadina che cerca di arginare le spinte per una svolta, continuando a farsi rappresentante di una parte sola della città. “È per questa ragione – spiega a Collettiva il segretario generale della Camera del Lavoro, Massimo Marega – che nell’autunno del 2024 abbiamo costituito il comitato 25 aprile. Ci siamo messi insieme, noi della Cgil e altre 38 realtà diverse della società civile, partiti di centrosinistra, reti sociali, associazioni di varia natura. Per promuovere equidistanza nelle questioni valoriali e – dice con chiarezza – per festeggiarla questa data e quel che rappresenta, la Liberazione dal Nazifascismo”.

Sembra incredibile che a queste latitudini la storia, 81 anni dopo, sia ancora ostaggio della memoria. Sia parziale, soggetta alle ricostruzioni delle varie parti che compongono il melting pot triestino. Una memoria usata dal Comune, ancora lo scorso anno, per negare il proprio patrocinio alla Festa della Liberazione. In una città che ha vissuto gli orrori dell’occupazione e che commemora un episodio tragicamente simile a quello delle Fosse Ardeatine a Roma. Il 12 aprile del 1944 vennero fucilate 71 persone presso il poligono di tiro, uno degli episodi più tragici della repressione nazifascista sul territorio carsico. Una rappresaglia dei tedeschi seguita all’attentato condotto da alcuni partigiani nel cinema di Opicina, una frazione di Trieste. E persino di fronte a questa vicenda il Comune continua a dire no a un Parco della Pace che ricomponga queste fratture profonde.

Marega, Cgil Trieste: “Rilanciare e diffondere la lezione della nostra Costituzione”

Un quadro complesso nel quale da un anno e mezzo ormai il comitato 25 aprile cerca di fare chiarezza e giustizia, ponendosi due obiettivi: “preservare la storia e la memoria, soprattutto di fronte al risorgere delle destre – e delle guerre – in questa drammatica fase attuale – ci spiega Marega – e rilanciare e diffondere la lezione della nostra Costituzione che contiene gli anticorpi fondamentali per metterci al riparo da ciò che stiamo vivendo”.

L’utilizzo strumentale delle foibe e dell’esodo

Ma a Trieste non c’è soltanto questo da aggiustare, c’è molto altro. A partire “dall’utilizzo strumentale delle foibe e dell’esodo per riscrivere la nostra storia – ricorda il segretario generale della Cgil –. Una ricostruzione parziale di ciò che abbiamo vissuto in Italia. Per questo vorremmo ‘usare’ la data del 25 aprile per ‘fare supplenza’ di fronte all’assenza delle istituzioni locali. Non vogliamo alimentare le divisioni, è chiaro che qui le memorie non sono condivise. Ma memoria e storia non sono le pagine dello stesso libro. E non possiamo scordarci la storia, la dittatura fascista, le responsabilità, rischiando di continuare ad alimentare, nel nostro territorio, ciò che questa destra di governo tenta di fare a livello nazionale. Nonostante la destra qui sia particolarmente pervasiva e presente, soprattutto nell’amministrazione pubblica. Nessuno nega l’esistenza delle foibe, ma ci sono stati comitati bilaterali, italiani e sloveni, che hanno dimostrato che non fu un’operazione di pulizia etnica, che le vittime furono italiane, slovene, tedesche, molti collaborazionisti – come è tipico di una logica di guerra – e molte persone civili senza responsabilità dirette. Altro che utilizzo strumentale della politica”.

“La festa del 25 aprile, un corteo con musica per uscire dalla logica della commemorazione”

Da questo nasce il 25 aprile come lo ha costruito – o meglio – ricostruito il comitato: un corteo con musica in piazza, per uscire dalla sola logica della commemorazione. “Una festa – afferma Marega – che richiami tutti i cittadini, a prescindere da come la pensino, alla responsabilità nei confronti della storia, perché anche l’indifferenza è una responsabilità. Un’operazione culturale e politica profonda, non per dividere ancora e neanche per dare patenti di antifascismo, ma per coinvolgere anche chi non si è finora riconosciuto nel 25 aprile. E per i giovani che qui più che altrove di questa data ne sanno poco, sanno poco della storia e anche della nostra Costituzione. Anche per questo abbiamo intessuto nel tempo un legame forte con la rete degli Studenti Medi e con l’Udu e molti di questi ragazzi ormai frequentano le nostre sedi. È proprio da loro che bisogna ripartire”.

Per cancellare alcune immagini tipiche del 25 aprile triestino in cui, di solito, per entrare in Risiera, “si deve passare attraverso uno spiegamento di forze dell’ordine sintomatico di questa cultura della sicurezza e del controllo delle piazze, tipico della destra che governa attualmente il nostro Paese – continua il segretario della Cgil –. Il comitato 25 aprile vuol riprendersi questi spazi, e condividere questo percorso anche con la comunità slovena”. Sul 25 aprile è in atto un’operazione importante, nella quale il comitato ha investito energie, facendo vivere una rete, la via maestra, che il segretario della Cgil dice con soddisfazione che funziona: “basta guardare i dati del referendum, a Trieste e nelle città di provincia il risultato è stato in controtendenza rispetto al resto della regione”. 

Sono tante le ferite aperte di Trieste che fanno eco alla questione del 25 aprile

Il cartello appeso ai muri dell'abitazione che fu di Franco Rotelli, firmato "I matti di Trieste" (Facebook)

Dentro alla partita di Trieste e il 25 aprile, però, c’è persino altro. Tra le tante questioni, c’è anche quella psichiatrica, legata alla legge 180, la legge Basaglia che ha sancito la chiusura dei manicomi, abolendo la segregazione dei malati mentali, e ha introdotto la presa in carico territoriale attraverso servizi socio-sanitari integrati e riabilitativi, che, lancia l’allarme Marega, “vogliono smantellare attraverso un disinvestimento progressivo”. Un rischio di fronte al quale la Cgil e lo Spi si stanno mobilitando, in difesa del modello Trieste, “città che cura”, sviluppato proprio nel solco di Franco Basaglia.

Massimo Marega ci saluta citando una frase scritta su un cartello appeso sui muri dell’abitazione che fu di Franco Rotelli, dirigente dell’ex azienda sanitaria che collaborava proprio con Basaglia e ne adottò tutte le direttive: “Siamo ‘matti’ e hai difeso i nostri sogni. Hai abbandonato le regole in favore dei bisogni. A te…che combattendo le vecchie verità ci hai reso meno matti …perché matti in libertà. Grazie Franco”. La frase è firmata “I matti di Trieste”. “È bellissima – ci dice Massimo Marega – e aiuta a riflettere, non solo sul tema cui è dedicata, ma anche su molto altro, compreso il 25 aprile”. 

Il manifesto del 25 aprile in lingua slovena