Prende il via oggi alla Camera la discussione del decreto bollette, approvato il 17 febbraio dal consiglio dei ministri e spacciato come il provvedimento che “avrà un impatto rilevante – si legge nel comunicato del governo - e garantirà risparmi e benefici diretti per famiglie e imprese nell’ordine di oltre 5 miliardi di euro”. In verità a guardarlo da vicino il decreto non contiene nulla di innovativo e anche i fantomatici risparmi tanto risparmi non sono.

Misure emergenziali

“Un intervento parziale e privo di visione strategica – commenta la Cgil in una nota -. In una fase in cui il costo dell’energia continua a comprimere salari, consumi e competitività industriale, il governo sceglie ancora una volta la strada delle misure emergenziali, rinviando le riforme strutturali necessarie. Si continua a rincorrere l’emergenza”.

Ma che cosa prevede esattamente? E quali i vantaggi reali?

Bonus 1, un passo indietro

Partiamo dal bonus pensato come un sostegno per le famiglie con redditi bassi: ha validità solo per il 2026, è pari a 115 euro a fornitura di energia, va a sommarsi ai bonus sociali per acqua, gas e energia di cui godono le famiglie in difficoltà ma non al bonus una tantum di 200 euro che era valido solo per il 2025.

La cifra sarà sottratta dal costo della materia prima, quindi potrebbe essere spalmata su più bollette. Inoltre, dopo l’approvazione dovrà essere oggetto di una delibera dell’Autorità di regolazione per l’energia, che lo renderà operativo nei dettagli tecnici.

Quindi, bisognerà aspettare verosimilmente questa estate per vederlo riconosciuto. Per ottenerlo non è necessario fare domanda ma servirà avere un Isee in corso di validità.

“La delusione più grande viene dalla ‘pubblicità ingannevole’ con cui è stato presentato questo provvedimento – scrive Federconsumatori -: ai consumatori, infatti, giungeranno pochi benefici. In particolare, troviamo insoddisfacente il bonus straordinario per gli utenti domestici, che rappresenta un notevole passo indietro rispetto a quello straordinario del 2025, che riconosceva 200 euro sulla bolletta per gli utenti con Isee fino a 25 mila euro. Con il nuovo bonus, non solo il contributo si riduce a 115 euro, ma si abbassa la soglia Isee a 9.796, cioè diminuisce drasticamente il numero dei beneficiari”.

I soldi non bastano per tutti

Facendo due conti, poi, il numero di famiglie titolari di bonus sociali (gas ed energia) sono 4.521.464. I 315 milioni di euro messi a disposizione dal governo per questo bonus di fatto non bastano per tutti, ma solo per il 60 per cento dei nuclei che ne avrebbero diritto, ovvero 2.739.130 famiglie. Inoltre il contributo straordinario non tiene conto della composizione delle famiglie, parametro fondamentale per aiutare i titolari di bonus sociali.

Bonus 2, il marketing

Accanto al bonus da 115 euro viene introdotto un altro bonus, questa volta facoltativo: i fornitori di energia possono a discrezione riconoscere uno sconto aggiuntivo ai clienti con Isee fino a 25 mila euro, nel rispetto delle linee guida che saranno definite dalla delibera di Arera. Può ottenerlo chi è intestatario di una fornitura di energia per l’abitazione di residenza, ha un Isee inferiore a 25 mila euro, non percepisce i bonus sociali e neppure il bonus da 115 euro, ha consumi del primo bimestre dell’anno inferiori a 500 KWh e consumi dei 12 mesi precedenti inferiori a 3 mila KWh.

“Le famiglie beneficiarie saranno poche – prosegue la nota di Federconsumatori -. Ai fornitori che aderiranno all’iniziativa sarà rilasciata un’attestazione che potranno usare per fini commerciali, ma senza imporre loro particolari condizioni. Ci chiediamo, quindi, in che modo questo avverrà: non avrebbe senso conferire a un’azienda tale riconoscimento se poi magari non rispetta i diritti degli utenti sotto altri profili, come per esempio nell’applicazione di prezzi spropositati per la materia prima o per i corrispettivi di commercializzazione e vendita, o anche, come spesso accade, avvalendosi del telemarketing selvaggio per accaparrarsi nuova clientela”.

Elettricità e gas ancora agganciati

Fin qui siamo nel campo del comprensibile. Negli altri articoli il decreto interviene sul rompicapo del costo dell’elettricità, il cui prezzo in Italia è agganciato a quello del gas, per via di un meccanismo di determinazione del prezzo nel mercato all’ingrosso.

Anche quando l’energia è prodotta da rinnovabili o da altre tecnologie a basso costo, il prezzo finale è influenzato da quello del gas naturale, che a causa di speculazioni finanziarie è sempre molto alto. Per questo motivo paghiamo bollette stratosferiche, secondo la Bce addirittura del 100 per cento più alte rispetto alle industrie ad alta intensità energetica.

Il decreto incentiva le fossili

Per scardinare questo meccanismo da anni viene chiesto di “disaccoppiare” il prezzo dell’energia da quello del gas, cosa che porterebbe a una maggiore stabilità e un minor impatto per i consumatori finali. È stato fatto con questo decreto bollette? No. Però il governo ha previsto qualcosa di diverso e di peggiorativo.

Introduce un meccanismo di rimborso per i produttori di energia termoelettrica a gas, creando nella pratica un incentivo a favore di una fonte fossile proprio mentre il sistema energetico europeo è impegnato in un percorso di progressiva decarbonizzazione.

“Il provvedimento, lungi dal mettere mano alle questioni strutturali per usufruire appieno dei vantaggi offerti dalle fonti – affermano le associazioni Greenpeace, Legambiente e Wwf in un comunicato -, continua a dare ossigeno al sistema del gas, arrivando a rimborsarlo, e quindi di fatto esentarlo dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema degli oneri Ets (Emissions Trading System). Un attacco senza precedenti a uno dei più antichi capisaldi delle politiche climatiche in Europa, ben precedente al Green Deal, sul quale si basano comportamenti virtuosi e investimenti di una fetta significativa del tessuto industriale”.

“Le imprese ricevono sostegni importanti senza alcuna condizionalità stringente sul mantenimento dei livelli occupazionali, gli investimenti in innovazione e decarbonizzazione, la limitazione della distribuzione di utili e dividendi – rincara la Cgil -. È inaccettabile che risorse pubbliche vengano erogate senza vincoli sociali, industriali e ambientali chiari. Se lo Stato interviene, deve farlo per difendere il lavoro, non per sostenere margini e rendite”.

La direzione è decarbonizzare

“Il decreto bollette usa i proventi derivanti dal sistema europeo di scambio delle emissioni, risorse che nascono per finanziare la decarbonizzazione, l’efficienza energetica e la tutela delle fasce più vulnerabili nel percorso di transizione – conclude la Cgil -. Se vengono impiegate in modo generalizzato per coprire interventi emergenziali, si rischia di svuotarne la finalità ambientale e di compromettere la coerenza con gli obblighi europei. Le entrate degli Ets devono servire a trasformare il sistema produttivo, non a tamponare le inefficienze di un mercato energetico che non viene riformato”.