Nel suo undicesimo messaggio di fine anno Sergio Mattarella sceglie la forma del racconto e la sostanza della memoria. Quindici minuti a reti unificate che diventano un viaggio civile, un “album immaginario” degli ottant’anni della Repubblica, costruito come un mosaico da osservare nel suo insieme. Non una nostalgia rassicurante, ma una chiave per leggere il presente e preparare il futuro che porta al 2026.

Il presidente parte dalla coesione sociale come architrave della democrazia. “La nostra vera forza è stata la coesione sociale nella libertà e nella democrazia”, ricorda, indicando nei padri costituenti l’esempio di una politica capace di conflitto e sintesi. Un monito attuale, rivolto a una classe dirigente chiamata a superare le “partigianerie” sulle riforme fondamentali, evitando “violenti scontri verbali e accuse reciproche”.

Dentro questo racconto trovano spazio i grandi pilastri dello Stato sociale. Mattarella richiama la stagione delle riforme che ha cambiato il profilo del Paese, dalla riforma agraria al Piano casa, fino allo Statuto dei lavoratori, “strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale”. Valori che oggi parlano di sicurezza nei luoghi di lavoro e di equità delle retribuzioni, in un’Italia dove i salari restano tra i più bassi d’Europa rispetto al costo della vita.

Il passaggio sul servizio sanitario nazionale è uno dei più densi. L’universalità e la gratuità delle cure vengono indicate come una conquista decisiva, fondata sulla dignità della persona e sull’uguaglianza sostanziale. Accanto, il sistema previdenziale esteso a tutti. “Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”, avverte il capo dello Stato, citando anche nuove povertà, emergenza abitativa, corruzione ed evasione come ferite ancora aperte.

Non mancano le parole sulla pace, che Mattarella definisce senza ambiguità. L’Italia resta ancorata alle coordinate europee e atlantiche e la pace “non è imporre il proprio dominio o i propri interessi”. Netta la condanna di chi la nega perché si sente più forte, dopo il richiamo ai bombardamenti in Ucraina e alla devastazione di Gaza.

La luce finale è affidata ai giovani. Contro chi li descrive come distaccati o rassegnati, il presidente invita a essere “esigenti, coraggiosi”, a sentirsi responsabili come la generazione che costruì l’Italia moderna. È a loro che Mattarella consegna questo album civile, come una traccia di impegni e non come una celebrazione. Un messaggio che guarda al 2026 intrecciando passato e futuro, diritti e responsabilità.