L’escalation del conflitto in Medio Oriente e il coinvolgimento dell’Iran stanno alimentando nuove tensioni nei mercati energetici internazionali. A lanciare l’allarme è la Filctem Cgil di Venezia, che parla di una situazione capace di produrre effetti pesanti sull’economia reale. Secondo il sindacato, accanto alle tensioni geopolitiche si starebbe manifestando anche una forte dinamica speculativa sui mercati del gas, capace di amplificare in modo sproporzionato le oscillazioni dei prezzi.

Il dato che preoccupa di più riguarda l’impennata registrata venerdì 6 marzo, quando il prezzo del gas naturale è aumentato dell’80% in una sola giornata. Un balzo che, secondo la Filctem, appare scollegato dai reali livelli di disponibilità della risorsa e che rischia di trasformarsi nell’ennesima operazione finanziaria scaricata sulle imprese e sui lavoratori.

Il distretto del vetro di Murano sotto assedio

Il primo territorio a pagare il conto di questa nuova fiammata energetica potrebbe essere il distretto del vetro di Murano, una delle eccellenze manifatturiere più note al mondo. La produzione del vetro artistico dipende infatti in modo totale dal gas, indispensabile per alimentare i forni che devono restare accesi in modo continuo.

Negli ultimi vent’anni le vetrerie muranesi hanno già attraversato una lunga sequenza di crisi: dalla grande crisi finanziaria alla pandemia, fino allo shock energetico tra il 2021 e il 2022. Ora il nuovo aumento dei prezzi rischia di riportare il settore sull’orlo di un’altra emergenza, con bollette che potrebbero superare i margini di sostenibilità economica delle aziende.

Il rischio fermate produttive e cassa integrazione

Se il costo dell’energia continuerà a salire, molte imprese potrebbero essere costrette a fermare gli impianti. Uno scenario che per Murano ha conseguenze particolarmente gravi: spegnere un forno non è una semplice sospensione produttiva, ma spesso rappresenta un punto di non ritorno tecnico ed economico.

Le ricadute colpirebbero direttamente i lavoratori. Il sindacato teme una sospensione delle attività in diverse aziende, con il ricorso massiccio alla cassa integrazione e una riduzione significativa del reddito per centinaia di famiglie. A questo si aggiunge il rischio di perdere competenze artigianali costruite in secoli di storia produttiva, proprio in una fase in cui il passaggio generazionale nel settore è già fragile.

“Murano non è un museo”

“Non possiamo permettere che le tensioni geopolitiche e le speculazioni dei mercati energetici cancellino secoli di storia industriale, cultura del lavoro e dignità occupazionale”, avverte la Filctem Cgil di Venezia. “Murano non è solo un museo: è una comunità viva che produce valore, lavoro e identità”.

Per questo il sindacato chiede un intervento immediato a livello europeo, nazionale e regionale. Tra le richieste ci sono misure di controllo e contrasto alla speculazione sui mercati energetici, un piano di sostegni mirati per le imprese gasivore del vetro artistico e garanzie salariali per i lavoratori che potrebbero essere coinvolti dagli ammortizzatori sociali.

La richiesta di un tavolo di crisi

La Filctem Cgil chiede inoltre l’apertura immediata di un tavolo di crisi con la Regione Veneto per monitorare l’andamento dei prezzi dell’energia e individuare soluzioni strutturali per il distretto. L’obiettivo è evitare che la nuova fiammata del gas produca effetti irreversibili su uno dei simboli della manifattura veneziana.

Il sindacato assicura che resterà al fianco dei lavoratori e si dice pronto a mobilitarsi per difendere l’occupazione e il futuro del vetro di Murano, un patrimonio produttivo che, sottolinea, appartiene non solo a Venezia ma all’intero Paese.