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Contro i re e le loro guerre. E anche contro le politiche discriminatorie, repressive e razziste che colpiscono migranti e rifugiati, alimentate dalle destre. Il 28 marzo, nell’ambito della mobilitazione Together promossa dalla rete No Kings, scendono in piazza organizzazioni, movimenti, reti sociali e tutte le persone che hanno a cuore il principio di uguaglianza, per la Marcia degli invisibili. Appuntamento alle 12 a Roma, davanti alla fermata della metro Colosseo, per raggiungere il corteo che partirà alle 14 da piazza della Repubblica.
Tagliare il filo rosso
Ampia la cordata dei promotori, dall’Arci al Cnca, dalle Acli a Emergency, da Oxfam a Nonna Roma. Ad aderire alla Marcia anche la Flai Cgil, che scenderà in piazza portando delle cesoie ideali, uno strumento del lavoro agricolo che si trasforma in arma di liberazione, per tagliare quel filo spinato rosso che attraversa il Paese e che è fatto di sfruttamento, e per trasformare il ricatto in riscatto.
“Partecipare alla Marcia significa opporsi a un modello di società dell'esclusione che tenta di normalizzare l'invisibilità e lo sfruttamento”, spiega il segretario generale Flai Giovanni Mininni: “Non possiamo accettare un’Italia e un’Europa che, attraverso provvedimenti come il regolamento rimpatri, scelgono di rispondere alla domanda di dignità con la minaccia delle deportazioni e dei blocchi navali”.
Restituire dignità
Per gli organizzatori quindi è urgente restituire visibilità e dare la parola ai migranti e a chi si batte al loro fianco per l’affermazione dei diritti e della dignità di ogni essere umano. Ed è necessario rendere visibili, portandole in piazza, le tante vertenze che in questi anni hanno animato la mobilitazione sociale e il movimento antirazzista.
Chiusura dei Cpr
Tra le richieste della società civile, la chiusura di quel sistema aberrante di detenzione che sono i Cpr, centri di permanenza per i rimpatri, e della stagione della detenzione amministrativa, nonché la cancellazione degli accordi di esternalizzazione delle frontiere che hanno l’obiettivo di azzerare le convenzioni internazionali sul soccorso in mare e sul diritto di asilo: gli accordi oggi in vigore impongono le deportazioni e gli internamenti nei lager per liberarsi dei richiedenti asilo e delle persone in movimento, a partire dal Memorandum con la Libia e da quello con la Tunisia.
Mediterraneo, rotta mortale
E ancora: istituire un programma di ricerca e salvataggio europeo che manca nel Mediterraneo e cancellare tutte le norme contro le navi delle ong che soccorrono in mare, leggi che impediscono di agire alle organizzazioni umanitarie che operano anche nelle zone Sar, non solo di competenza italiana.
Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni all’inizio del 2026 il Mediterraneo centrale ha visto un numero senza precedenti di vittime: al 24 febbraio 503 morti accertati, oltre un terzo del totale dell'intero anno precedente, e almeno 1.500 dispersi, sparizioni che non hanno potuto essere confermate a causa dell’accesso insufficiente alle informazioni di ricerca e soccorso.
Naufragi, appunto, invisibili. Nel 2025, lungo questa rotta migratoria che resta la più mortale al mondo, hanno perso la vita 1.330 persone, molte erano minori.
Una nuova legge sulla cittadinanza
Tra le altre rivendicazioni della Marcia: rivedere la pratica fallimentare dei decreti flussi e agevolare forme di regolarizzazione permanente per chi vive, lavora, ha costruito legami sociali e affettivi in Italia; ribaltare la logica del nuovo Patto europeo migrazioni e asilo, contro i sovranismi e la costruzione di nuovi muri; riformare la legge sulla cittadinanza affinché chi nasce o cresce nel nostro Paese possa essere riconosciuto a pieno diritto come italiano. Infine, consentire la libertà di movimento a chi cerca lavoro e protezione, unico modo per combattere i trafficanti di persone.






















