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Caro Alessandro, un abbraccio forte, sincero, a nome mio personale e di tutte le donne e gli uomini del Silp Cgil. Un abbraccio che ti arriva da chi sa cosa significa indossare quella divisa ogni giorno, sapendo che può diventare bersaglio. Non è giusto che tuo figlio – quel bambino che ti aspetta a casa – debba vedere o sapere di un padre pestato, accerchiato, colpito con calci, pugni e persino un martello da vigliacchi col viso coperto. Non è giusto per te, non lo è per nessuno di noi che facciamo questo lavoro con dignità e senso del dovere.
Le immagini arrivate da Torino, durante la manifestazione degenerata in guerriglia, sono inaccettabili. Non si tratta di dissenso o confronto di idee: è violenza organizzata, premeditata, che non ha nulla a che fare con la democrazia. Chi attacca i poliziotti attacca la democrazia stessa, perché sceglie la barbarie al posto del dialogo, mina le fondamenta dello Stato di diritto e trasforma le piazze in campi di battaglia.
La segreteria nazionale del Silp Cgil ha espresso da subito una ferma e incondizionata solidarietà a te, Alessandro, e a tutti i colleghi coinvolti in quei gravi incidenti: alle poliziotte e ai poliziotti aggrediti, feriti, umiliati mentre garantivano la sicurezza pubblica. Non potete e non dovete essere considerati bersagli. La vostra dignità, il vostro lavoro e la vostra incolumità devono essere sempre tutelati, perché siete in prima linea per mantenere l'ordine, soccorrere e contrastare la criminalità.
Oggi più che mai serve una riflessione vera sulle condizioni di vita e di lavoro cui siamo sottoposti. La polizia non è un “giocattolino” da rompere o da difendere a intermittenza, a seconda della convenienza politica o mediatica. Non è una “giacchetta” da tirare per tornaconti, né la solidarietà deve essere “pelosa” o manomessa da meccanismi perversi. Chi fa questo mestiere sa cosa serve per dare dignità al ruolo: strumenti adeguati, protezioni reali, un quadro normativo chiaro che sostenga – non ostacoli – chi opera nel rispetto delle regole. E chi ha il potere di favorire questo lo sa benissimo: allora fate, non parlate. Basta col tira e molla, con le divisioni che ci indeboliscono tutti. Occorre essere Istituzione, non partigiani di comodo.
Condanniamo senza riserve ogni forma di violenza, da chiunque provenga. Chiediamo che i responsabili, una volta identificati, debbano essere arrestati e assicurati alla giustizia, non processati in piazza. Nelle piazze vadano invece idee, confronto civile, forza delle argomentazioni, avendo a cuore la sempre democrazia.
È essenziale ripensare le modalità di gestione delle manifestazioni pubbliche: tutelare il diritto di manifestare, ma senza degenerazioni, senza infiltrazioni violente, garantendo la sicurezza di tutti: cittadini, manifestanti pacifici, forze dell’ordine, giornalisti e operatori sanitari. Non possiamo permettere che chi indossa questa splendida tuta da lavoro, la divisa – un operaio specializzato al servizio di ciascuno – venga attaccato o difeso solo quando fa comodo.
Un impegno vero, senza slogan, ma con atti e fatti concreti: chiediamo a tutte le parti sociali, politiche e istituzionali di unirsi in questo. Perché la polizia è un’infrastruttura fondamentale dello Stato, da salvaguardare per permettere di esserci sempre: aiutare, soccorrere, garantire diritti e sicurezza.
Caro Alessandro, concludo e spero che da questa vicenda si apra finalmente una consapevolezza collettiva. Torna presto tra noi, più forte di prima. E sappi che non sei solo: l’abbraccio di tutti i colleghi, delle nostre famiglie, è quello che meriti tu e ogni lavoratore quando rientra a casa dai propri affetti.
Pietro Colapietro, segretario generale Silp Cgil

























