Otto tappe, 150 partecipanti, oltre 4 mila lavoratori intercettati, per lo più uomini. È un bilancio in positivo quello delle brigate del lavoro 2025, la terza edizione post Covid del sindacato di strada della Flai Cgil, la federazione dell’agroindustria che ha toccato le campagne dell’Aquila, di Lecce, Latina, Bari, Grosseto e Siena, Trapani, Caltanissetta e Agrigento, Reggio Calabria e Gioia Tauro, Pordenone.

“Tra le novità di quest’anno, l’aver coinvolto nelle attività reti, associazioni, organizzazioni nazionali e locali, dall’Udu a Libera, dalle cooperative alla Caritas – spiega Silvia Guaraldi, segretaria nazionale Flai -. E in alcuni casi, come a Bari e in Friuli, abbiamo provato a capire qual è la condizione sanitaria e le necessità di salute dei lavoratori con i servizi offerti dal camper mobile di Mediterranea”.

Tra i territori toccati dalle brigate del lavoro, anche regioni dove si ipotizza che non ci siano sfruttamento e caporalato, come L’Aquila, Grosseto e Siena, Pordenone. “Il sindacato di strada ha acceso i riflettori nelle province dove non si immaginava ci fossero questi fenomeni – afferma Giovanni Mininni, segretario generale della Flai -, anche se le nostre strutture già ce li segnalavano. A Pordenone per esempio abbiamo potuto toccare con mano quanto siano pervasivi anche in questa zona del ricco Nord Italia”.

Siamo nelle campagne dove si concentra il 30 per cento della produzione mondiale di barbatelle, una sorta di barba di radici di vite americana usata per innestare la pianta, e dove vengono ad acquistare aziende da tutto il mondo. “Rafforzeremo le nostre richieste verso governo e istituzioni – prosegue Mininni - per incrementare il numero di ispettori anche qui: i lavoratori non possono essere resi in condizioni di para-schiavitù e hanno l’urgenza di vedere riconosciuti i loro diritti”.

In Toscana c’è stata una presa di coscienza anche delle istituzioni dei fenomeni di caporalato. “Un passo importante – prosegue Guaraldi -, perché si è andati a sfatare un altro mito, rispetto al tipo di colture coinvolte: stiamo parlando della zona delle grandi etichette del vino italiano, dove lo sfruttamento è legato anche al trasporto e agli alloggi. Lavoratori che dormono stipati, e poi al mattino vengono caricati sui pulmini per andare nel grossetano e nel senese. Mentre nei grandi ghetti è facile capire che cosa accade, nelle zone più insospettabili il sommerso non è evidente. Ma se alle 4 del mattino vai nelle stradine dei paesi o ti apposti vicino ai grandi magazzini ortofrutticoli, come abbiamo fatto con il sindacato di strada, allora scopri quello che succede”.