Fiom Cgil nazionale e dell’Emilia-Romagna denunciano un nuovo possibile effetto repressivo del Decreto Sicurezza, dopo la notizia – appresa da un quotidiano locale – della richiesta, da parte della Procura di Bologna, di un decreto penale di condanna per il reato di blocco stradale nei confronti di tre dirigenti sindacali.

Secondo quanto riportato, il provvedimento riguarderebbe l’organizzazione della manifestazione con corteo in tangenziale dei metalmeccanici, svoltasi in occasione di uno sciopero nazionale indetto da Fim, Fiom e Uilm a sostegno del rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro. La Fiom precisa tuttavia che, allo stato attuale, non è pervenuta alcuna notifica ufficiale.

Qualora la notizia trovasse conferma, affermano le due strutture sindacali, si tratterebbe dell’ennesima dimostrazione che il Decreto Sicurezza “non nasce per tutelare i cittadini, bensì per reprimere il dissenso, restringere gli spazi democratici e colpire il diritto di manifestare pacificamente”.

Per la Fiom, manifestare pacificamente e esercitare il diritto costituzionale allo sciopero non possono mai essere considerati reati, né tantomeno crimini da perseguire penalmente. Rivendicare diritti, praticare la democrazia e sostenere le proprie ragioni attraverso la mobilitazione collettiva non costituiscono un problema di ordine pubblico e non possono essere oggetto di condanna.

“Difendere la democrazia significa difendere il diritto al dissenso e alla protesta. Sempre”, ribadisce la Fiom, sottolineando come leggi di questo tipo colpiscano direttamente le lavoratrici e i lavoratori e producano un arretramento sul terreno delle libertà democratiche.