Finalmente due buone notizie per chi ha a cuore la democrazia. La prima riguarda la “vittoria” della partecipazione: quasi il 60% dell’elettorato ha votato, a pochi punti percentuali di distanza dal tasso di partecipazione alle elezioni politiche del 2022 (63,8%). Ciò mostra che, se chiamati a decidere sopra un tema specifico, la popolazione italiana partecipa con entusiasmo, superando la sfiducia sempre più radicata che nel giro di pochi anni ha portato ad una contrazione della partecipazione di quasi 20 punti percentuali, dall’83,6% al 63,8%.

Ancora più positivo è il risultato che riguarda la partecipazione delle giovani e dei giovani: un tasso di partecipazione pari al 67,1% - superiore alla partecipazione registrata nel 2022. Anche in questo caso, la notizia è positiva perché smentisce quell’apatia di cui spesso - ingiustamente - viene accusata la generazione Z (18-28 anni). Tali risultati mostrano una diffusa volontà di partecipazione, soprattutto dei più giovani, evidenziando un generale apprezzamento nei confronti di strumenti di democrazia diretta su temi di particolare rilevanza.

La seconda buona notizia riguarda la vittoria dei No, che ha garantito continuità alla piena indipendenza della magistratura, aspetto essenziale per il corretto funzionamento della democrazia rappresentativa. Senza entrare eccessivamente nel merito del quesito referendario, una vittoria dei Sì avrebbe rischiato di mettere il potere giudiziario in una condizione di debolezza strutturale, in particolare modo rispetto all’esecutivo. La lezione di Montesquieu sulla tripartizione dei poteri rimane un pilastro imprescindibile per qualsiasi regime democratico e il voto ha mostrato quanto tale centralità sia stata ben compresa dall’elettorato italiano.

Tutto bene, quindi? Per ora sì. Ma non possiamo dimenticare che manca poco più di un anno alla prossima tornata elettorale, se si vuole un cambio di governo è indispensabile procedere valorizzando quanto appreso da questa consultazione, seguendo tre punti fermi: ascolto e condivisione, innovazione programmatica e leadership. In primo luogo, è indispensabile continuare ad ascoltare e coinvolgere l’elettorato nella definizione delle priorità del Paese, dal lavoro alla sanità, dall’economia alla sicurezza.

Il risultato referendario ha segnato un punto a favore dalla partecipazione e ciò deve essere ben compreso dalle forze di opposizione. Inoltre, è necessario essere audaci sotto il profilo delle proposte: ad esempio, visto il sostegno popolare, perché non pensare ad una seria proposta di redistribuzione del carico fiscale che possa rispondere al principio di giustizia sociale? Non chiamiamola patrimoniale, ma di certo proporre l’introduzione di un’imposta sui grandi redditi raccoglierebbe molti consensi, come rilevato da più di un sondaggio.

Infine, è indispensabile assicurarsi una leadership che garantisca il “campo largo” e a tal riguardo forse è giunto il momento che nuove personalità - caratterizzati da una forte legittimazione sociale e non da una legittimazione “dei salotti” - considerino seriamente una candidatura per guidare l’opposizione alle prossime elezioni politiche.