Il testo che segue è parte di un intervento tenuto nel corso dell'iniziativa Città sostenibili, lo scorso 24 marzo 2021.

È stata evidenziata, nel primo panel, la centralità che assume il “territorio” nel determinare la qualità della vita e come nella dimensione urbana possiamo leggere le maggiori contraddizioni e diseguaglianze sociali, economiche e di benessere. Questo porta alla necessità di una profonda riflessione su come le città siano chiamate a riorganizzare i propri assetti, in base a nuove dinamiche e nuovi bisogni, su nuovi principi e nuove logiche di sviluppo.

La crisi da Covid-19 ha mostrato tutte le connessioni tra salute, società, ambiente, clima ed economia, marcando ancora di più le criticità di un modello di sviluppo non orientato alla sostenibilità e basato prevalentemente sull’uso intensivo delle risorse naturali. La necessità che si pone è quella di città più resilienti, meno vulnerabi di fronte alle crisi, con l’imperativo di individuare soluzioni in cui trovino equilibrio gli obiettivi sociali, economici e ambientali, laddove i primi due, nel Green Deal europeo, sono strettamente connessi e dipendenti dalla qualità ecologica. La transizione verde, infatti, è l’asse portante insieme alla transizione digitale, di tutte le politiche europee, ponendo temi ormai ineludibili.

Le aree urbanizzate, e i grandi centri urbani in particolare, contrastano con i principali fattori di sostenibilità ambientale: controllo dell’uso del territorio, mobilità sostenibile, uso razionale di acqua e energia, qualità dell'aria, gestione virtuosa dei rifiuti, riduzione dei fattori inquinanti. Contribuiscono significativamente alle problematiche del cambiamento climatico e del sovrasfruttamento delle risorse. Hanno un’impronta ecologica impattante incomparabilmente superiore alla superficie che occupano. Sono responsabili del 75% del consumo di risorse e della produzione di emissioni, anche perché vi è concentrato circa l’80% delle attività economiche globali.

Se è nelle città che si leggono le maggiori criticità, è allora nelle città che possono essere individuate parte della soluzione dei problemi, se queste vengono “ripensate”, individuando le priorità, secondo il programma indicato dall’Agenda 2030. È tuttavia necessaria un’inversione di tendenza rispetto al passato, e uno sforzo di capacità progettuale e attuativa, in connessione alle ingenti risorse che saranno messe a disposizione, a partire da quelle del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), attraverso un approccio integrato e multisettoriale al benessere e allo sviluppo urbano sostenibile, che coniughi l’obiettivo di rilancio economico con quelli decisivi della qualità ecologica, della sostenibilità, della resilienza. Partendo dalle opportunità del territorio, con la costruzione di ampie strategie di rigenerazione fisica, economica e sociale della città nel suo complesso. Potenzialità, quindi, come materiale di progetto.

Se questa è la prospettiva, e se le aree urbane rivestono un ruolo centrale nell'ambito dei grandi temi della sostenibilità, devono essere percepite come “grandi acceleratori” delle scelte politiche. Ma è indispensabile un piano di agenda urbana coerente, in modo da porle nella condizione di portare avanti una politica urbana innovativa, incentrata sulla sostenibilità ambientale, che vada di pari passo con la transizione ecologica in corso, la decarbonizzazione, un nuovo sistema energetico rinnovabile, innovazione digitale dei servizi. In questa direzione le città dovrebbero essere ridisegnate anche creando un insieme di quartieri resilienti caratterizzati da polifunzionalità e flessibilità, attraverso decentralizzazione e sviluppo di nuovi servizi, in un’idea, comunque, di città nel suo complesso, necessaria per “ridurre le distanze”, specialmente nell’ambito suburbano, mitigando al contempo le disuguaglianze tra centro e periferie.

Per noi ci sono alcune priorità da cui partire per perseguire i grandi temi di sostenibilità, anche secondo gli obiettivi ambientali europei: attuare misure di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, per un uso sostenibile e di protezione delle risorse idriche, di transizione verso l’economia circolare, di prevenzione e controllo dell’inquinamento, di protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. E quindi, calando nell’ambito urbano:

- misure orientate a fermare l’impermeabilizzazione di nuovo suolo, centrando le politiche urbanistiche sulla riqualificazione e il recupero degli edifici e delle aree degradate e delle periferie, favorendo l’utilizzo di tecnologie e materiali ecocompatibili, promuovendo l’efficienza energetica, la sicurezza degli edifici, l’utilizzo di energie rinnovabili, anche utilizzando i benefici fiscali delle recenti normative, da rendere strutturali o almeno prolungare per un tempo tale da permettere interventi in quantità rilevante, promuovendo la valorizzazione dello spazio pubblico e la bonifica dei siti civili e industriali, integrando le aree interessate nel tessuto urbano, incentivando l’utilizzo di soluzioni basate sulla natura;
- con l’uso efficiente e sostenibile della risorsa idrica e la tutela delle infrastrutture blu;
- attraverso la riorganizzazione e razionalizzazione del sistema infrastrutturale urbano e l’incentivazione della mobilità sostenibile;
- accelerando la transizione verso l’economia circolare nei sistemi urbani con soluzioni capaci di ottimizzare l’utilizzo delle risorse;
- con una gestione virtuosa dei rifiuti a partire dalla prevenzione, con l’obiettivo di favorire il riciclo dei materiali;
- attraverso l’implementazione delle infrastrutture digitali innovative con la messa in rete delle città, investendo nelle smart grid, nella digitalizzazione delle reti, nelle comunità energetiche, nell’elettrificazione dei consumi.

Il Recovery Plan e il Pnrr rappresentano una grande opportunità per agire sulla valorizzazione delle città. Nel Piano approvato il 12 gennaio, alcune misure vanno in questa direzione, altre risultano insufficienti. Le linee di intervento progettuale delineano un’eccessiva frammentazione, così come frammentate appaiono alcune politiche di riferimento, necessarie per orientare gli interventi. Come nel caso dei progetti per l’housing sociale, peraltro scisso da una politica abitativa più complessiva in grado di fornire una risposta socialmente significativa all’ampio disagio abitativo presente, e come anche per gli interventi di rigenerazione urbana, previsti in varie azioni nelle città metropolitane, nei comuni, nei siti minori.

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Manca una normativa che chiarisca i caratteri dell'housing sociale, di cui si parla ancora in modo generico, senza definirne peculiarità e finalità; così come manca ancora una legge sulla rigenerazione urbana, rispetto alla quale solo di recente si sta tentando di coordinare una confusa materia. E cosi come anche per il contenimento del consumo di suolo, rispetto al quale una legge nazionale, da tempo auspicata, è indispensabile per accompagnare una efficiente politica di riqualificazione e rigenerazione della città costruita.

Nel Pnrr si prevede la realizzazione di un programma di efficientamento e messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico, e l’incentivo temporaneo per la riqualificazione energetica e l’adeguamento antisismico attraverso la detrazione fiscale del 110%. Si prevedono interventi di forestazione urbana e vengono ricomprese alcune misure per trasporti locali sostenibili, ciclovie e rinnovo parco rotabile. In generale si ritrovano risposte parziali sull’efficienza energetica e sulla mobilità sostenibile; sono del tutto insufficienti le azioni sulle rinnovabili e sui rifiuti, con un timido accenno ad una prossima strategia di economia circolare. Rispetto a un tema come la transizione ecologica, non ci si può limitare a un incompleto e inefficace elenco di intenti, e demandare la realizzazione in gran parte all’azione delle imprese e del mercato, senza alcun controllo, gestione e coordinamento a livello centrale. Bisogna affrontare con decisione l’emergenza climatica, sviluppando tecnologie e filiere per la transizione verso un sistema energetico distribuito, basato su efficienza e rinnovabili. Si deve poter valutare la risposta ai principi europei, per raggiungere la riduzione del 55% delle emissioni e i principali obiettivi climatici e ambientali dell’Agenda 2030.

Per la mobilità sostenibile non deve essere trascurata la mobilità su ferro regionale, locale, e occorre una visione integrata e una programmazione sulla logistica nelle aree urbane e metropolitane, con la necessità di cambiare il parco mezzi pubblici e privati, incrementando il trasporto collettivo, anche al fine di ridurre le emissioni inquinanti. Sulla mobilità privata sarebbe necessaria una grande spinta all’utilizzo di mezzi leggeri, elettrici e incentivare concretamente l’utilizzo dei mezzi pubblici. Si rendono necessarie risposte più integrate e coerenti. Il tema delle città, sotto l’aspetto economico, sociale e ambientale, deve diventare il luogo di sintesi delle scelte, delle politiche e di finanziamenti convergenti a obiettivi integrati, al fine di ottimizzare l’utilizzo e l’efficacia della spesa pubblica.

Su tutti questi temi la Cgil ha aggiornato la propria elaborazione, attraverso piattaforme finalizzate alla contrattazione a tutti i livelli, confederale e di categoria, nazionale e territoriale. Nella Piattaforma integrata sullo sviluppo sostenibile del 2018, abbiamo inserito il tema delle città sostenibili, perché nei territori, nei luoghi, nelle città, si apre lo spazio più adatto per le proposte operative. Il percorso è proseguito a livello unitario, nel 2019 con il Documento per lo sviluppo sostenibile e con la Piattaforma per le città sostenibili, presentata all’interno del Festival dell’Asvis. Poi nel 2020 con la Piattaforma unitaria sulla giusta transizione e il Documento Rigenerazione urbana e Politiche abitative nella Next Generation EU.

L’ambizione è quella di creare città e territori sostenibili, attraverso un’economia decarbonizzata, dare competitività all’industria nel processo di transizione, ridurre i divari infrastrutturali materiali e immateriali, focalizzare le azioni sulla creazione di posti di lavoro di qualità, essendo solidali, e concorrendo all’obiettivo di ridurre povertà e disuguaglianze. È questo, a nostro avviso, l’unico modo per “ripensare” le città, individuando le priorità per affrontare le maggiori contraddizioni e i disallineamenti presenti, in un processo di cambiamento verso resilienza, innovazione e sostenibilità.

Laura Mariani è responsabile dell'Area Politiche di sviluppo della Cgil