La crescita dell’astensione insieme a una difficoltà in aumento a trovare ascolto da parte dei lavoratori e della parte più debole della società, come attesta l’incremento della povertà, stanno creando pericoli per la nostra democrazia, che trova nella destra al potere, egemonizzata da Fratelli d’Italia, una risposta accentratrice e autoritaria e l’esaltazione del ruolo del capo.

La Via Maestra ha riunito organizzazioni e associazioni diverse per collegare la risposta che sta organizzando la Cgil, con quattro referendum, per riconquistare diritti negati ai lavoratori, a quella per la difesa e l’attuazione della Costituzione del 1948, democratica e antifascista.

La destra al potere usa il premio di maggioranza (15 per cento di parlamentari in più) come una clava per imporre lo stravolgimento di principi fondamentali della nostra Costituzione. La destra vorrebbe sconvolgere la divisione dei poteri, il presidente della Repubblica li perderebbe, il parlamento diventerebbe subalterno al capo del governo eletto direttamente. L’Italia diventerebbe una “capocrazia”.

In parlamento, grazie a una forte pressione della società civile, si sta manifestando l’opposizione all’autonomia regionale differenziata di Calderoli, che spaccherebbe l’Italia e negherebbe uguaglianza di diritti ai suoi cittadini, e all’elezione diretta del presidente del Consiglio. Per di più il governo intende rimettere in discussione l’autonomia della magistratura.

I rapporti di forza in parlamento rendono difficile impedire queste decisioni e quindi per bloccare una devastante autonomia regionale differenziata e l’elezione diretta del presidente del Consiglio ci sarà bisogno dei referendum popolari, puntando su una decisione consapevole di elettrici ed elettori contro il tentativo di stravolgere la nostra Costituzione.

Queste iniziative della destra al potere sono presentate con menzogne come quella che i poteri del presidente della Repubblica non cambierebbero, né verrebbero toccati i quelli del parlamento; in realtà deputati e senatori dovrebbero approvare le decisioni del governo sotto il ricatto di elezioni anticipate.

L’elezione diretta del presidente del Consiglio è destinata stravolgere la divisione dei poteri che verrebbero fortemente accentrati in una sola persona e questo può essere ben definito “capocrazia”.

Occorre iniziare subito a costruire i comitati per la difesa e l’attuazione della Costituzione nel territorio e nei luoghi di lavoro per preparare il referendum abrogativo sull’autonomia regionale differenziata (se la legge verrà approvata) e per costruire una forte mobilitazione nel Paese contro lo stravolgimento della Costituzione, per ottenere prima e vincere poi il referendum costituzionale.

Alfiero Grandi, vice presidente Coordinamento per la democrazia costituzionale

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