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“Le dimissioni dei sedici componenti delle opposizioni dalla Commissione di Vigilanza Rai ci restituiscono la gravità della situazione in cui versa il servizio pubblico radiotelevisivo del Paese”. È quanto dichiarano in una nota congiunta Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, e Riccardo Saccone, segretario generale di Slc Cgil, alla notizia delle dimissioni di tutti i componenti di opposizione della Commissione di Vigilanza Rai.
“È la prima volta dall’istituzione della Vigilanza Rai che si registra un evento simile – proseguono i dirigenti sindacali - dopo mesi di ostruzionismo della maggioranza che ha di fatto paralizzato l’attività dell’organo parlamentare che dovrebbe garantire il pluralismo dell’informazione e l’equilibrio dei contenuti del servizio pubblico”.
Si è dimessa anche la presidente M5s Barbara Floridia, che ha annunciato in un post social la sua scelta. “È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari - ha scritto la ormai ex presidente - Perché oggi? Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo. Io non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai”.
I componenti della maggioranza hanno iniziato a disertare quasi tutte le sedute a causa del rifiuto dell’opposizione di nominare Simona Agnes, consigliera di amministrazione in quota Forza Italia, alla presidenza di viale Mazzini (vacante da ottobre 2024). Per la nomina, infatti, serve la maggioranza dei due terzi. Il boicottaggio del centrodestra è stato condannato nelle scorse settimane anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva richiamato i consiglieri alla responsabilità e all’esercizio dei propri doveri.
Per Slc e Cgil, quest’episodio rappresenta l’ultimo di una lunga serie di “incidenti” e spiacevoli episodi legati alla Rai, sintomo di un atteggiamento governativo mirato a trasformare il servizio pubblico in tv di Stato. “È una ferita grave che si aggiunge alla totale inadempienza dell’Italia agli obblighi sanciti dall’European Media Freedom Act in vigore dall’8 agosto del 2025. - sottolineano i dirigenti sindacali - Sono mesi che denunciamo lo stato della Rai che, giova ricordarlo, non solo dovrebbe essere il baricentro di un sistema informativo equilibrato e pluralista, ma è anche un’azienda che impiega circa 11 mila lavoratrici e lavoratori diretti più l’indotto, e che ormai non passa giorno che registri arretramenti preoccupanti”.
I parlamentari dimissionari hanno inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, in cui parlano di decisione molto sofferta, per il rispetto alla cultura parlamentare che li anima, ma assunta come extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trova oggi la Commissione parlamentare.
“Con le dimissioni di oggi – continuano Landini e Saccone – crediamo si sia passato il limite di guardia. Urge una mobilitazione a difesa del pluralismo e, più in generale, del servizio pubblico radiotelevisivo prima che venga trasformato in ‘televisione di Stato’ con poco a che fare con la tradizione europea delle televisioni pubbliche, che hanno un valore costituzionale in quanto garanti del valore del pluralismo e della democrazia”.
























