Incontro mercoledì 1° luglio a Roma tra Fiom Cgil nazionale e Partito Democratico, con la segretaria Elly Schlein che è intervenuta insieme ai senatori Francesco Boccia e Antonio Misiani e ai deputati Maria Cecilia Guerra e Arturo Scotto. L’obiettivo di questi incontri è mettere al centro del dibattito parlamentare lo sviluppo del sistema industriale del nostro Paese.

Per la Fiom si tratta di ‘parlamentarizzare’ l’analisi sullo stato dell’industria metalmeccanica, rilanciare programmazione e pianificazione con l’obiettivo di prevedere gli investimenti con un rinnovato intervento pubblico in grado di dare risposte alle crisi industriali.

“L’industria metalmeccanica sta attraversando una pesante crisi dovuta a debolezze strutturali e di lungo periodo mai affrontate, a partire dalle vertenze ex Ilva, Stellantis ed Electrolux”, spiegano la segreteria nazionale Fiom Cgil (Michele De Palma, Luca Trevisan, Barbara Tibaldi, Samuele Lodi, Silvia Simoncini) e Matteo Gaddi (Centro studi Fiom Cgil): “L’Italia rischia di rimanere indietro in tema di politiche industriali, la partita sugli investimenti per la transizione e le nuove tecnologie è ora. Da questo punto di vista, l’Industrial Accelerator Act è del tutto inefficace, non tutela il “made in Europe”.

Tra le proposte della Fiom un punto centrale “è il local content, stabilendo che un prodotto deve essere realizzato almeno per l’80 per cento delle ore lavorate nell’Ue. Quindi anche la ricerca e sviluppo e i componenti intermedi devono essere realizzati in Europa, per scongiurare il rischio che gli stabilimenti diventino ‘fabbriche cacciavite’.

La Fiom rileva la necessità “di istituire una black list dei fondi speculativi al fine di impedire la l’acquisizione da parte loro di imprese italiane. Sia in Italia che in Europa c’è una totale mancanza di politiche industriali, c’è quindi un tema di autonomia industriale e di avviare una strategia comune europea, in particolare su energia, tecnologie verdi e digitali e intelligenza artificiale”.

La Fiom così conclude: “Per questo si ritiene necessario un forte ruolo dello Stato attraverso un fondo pubblico di investimento che possa entrare nell’equity delle imprese, promuovere processi di aggregazione delle piccole imprese e intervenire nella costituzione di joint venture in caso di investimenti esteri”.