Lo scontro sulla riorganizzazione della chimica italiana si sposta davanti al ministero delle Imprese e del made in Italy. Mercoledì 8 luglio, mentre al Mimit è in programma la riunione di verifica sul piano di riorganizzazione di Eni Versalis, Cgil e Filctem Cgil terranno un presidio davanti alla sede del dicastero per protestare contro la mancata convocazione al tavolo.

L’iniziativa coinciderà con l’Assemblea generale nazionale della Filctem, allargata alle strutture territoriali e ai delegati, che si svolgerà dalle ore 12 davanti al ministero in via Molise, a Roma.

Leggi anche

“Escluso il sindacato più rappresentativo”

A denunciare la situazione sono il segretario confederale della Cgil Gino Giove e il segretario generale della Filctem Marco Falcinelli. I due dirigenti spiegano che, a pochi giorni dall’incontro, né la Cgil né la Filctem hanno ricevuto alcuna convocazione ufficiale da parte del ministero.

Secondo il sindacato, si tratta di una scelta politica che punta a escludere dal confronto l’organizzazione maggiormente rappresentativa della chimica italiana. Per Giove e Falcinelli la decisione assume un valore ancora più grave perché arriva da un’istituzione dello Stato e priva migliaia di lavoratrici e lavoratori della possibilità di vedere rappresentate le proprie posizioni durante un passaggio considerato decisivo per il futuro del settore.

Una vertenza aperta dalla chiusura dei cracking

La protesta si inserisce nella lunga vertenza sulla chimica di base italiana, aperta dal piano di Eni Versalis che ha portato alla chiusura degli ultimi impianti di cracking di Priolo e Brindisi. Da oltre un anno la Filctem sostiene che quella scelta avrebbe prodotto effetti lungo tutta la filiera petrolchimica, privando gli stabilimenti italiani della produzione di etilene e propilene, materie prime indispensabili per numerose attività industriali.

Nelle ultime settimane il sindacato ha indicato nell’annuncio della chiusura dell’impianto Basell di Brindisi la prima conferma concreta dell’effetto domino denunciato fin dall’avvio della vertenza. La preoccupazione riguarda ora anche altri poli industriali, a partire da Ferrara, dove produzioni e attività di ricerca sono collegate alla chimica di base.

Il nodo del confronto con il governo

La riunione dell’8 luglio avrebbe dovuto fare il punto sullo stato di avanzamento del piano di riorganizzazione e sull’attività dell’advisor incaricato di individuare possibili investitori interessati agli impianti. Proprio su questo passaggio la Filctem aveva chiesto di verificare se fossero state realmente esplorate tutte le soluzioni industriali alternative alla dismissione.

L’esclusione dal tavolo, secondo Cgil e Filctem, rischia ora di compromettere il confronto proprio nella fase in cui si discutono le prospettive di uno dei comparti ritenuti strategici anche dalla Commissione europea. Per questo il presidio davanti al Mimit vuole riportare al centro del dibattito il futuro della chimica di base, dell’occupazione e della politica industriale italiana.

Leggi anche