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Una piattaforma per il futuro in cui a Taranto si consegna il ruolo di portabandiera di una nazione intera. Si chiama “Taranto è Italia”, è una piattaforma unitaria che Cgil e Uil Taranto e Cisl Taranto/Brindisi, hanno deciso di presentare all’interno di un attivo rivolto a delegate e delegati, alle istituzioni territoriali. I dati di contesto sono una polaroid di emergenze in cui desertificazione demografica e industriale, le grandi vertenze, le sfide ambientali e di sostenibilità, i diritti di cittadinanza negati e un confine non delineato circa le opportunità di sviluppo, contribuiscono a rendere l’orizzonte Taranto un luogo in cui non si riesce ad andare oltre alla demagogia e le fasi d’annuncio.
In 15 anni 37 mila persone sono “fuggite” da Taranto per costruire la propria vita altrove
Una situazione in cui le difficoltà – dicono i sindacati confederali – non sono più limitate ai soli indicatori finanziari (Pil, reddito pro-capite, tasso di occupazione e disoccupazione, inattività), ma intaccano profondamente il tessuto sociale, le relazioni umane, la fiducia nelle istituzioni e nello stesso futuro in questa terra. Futuro che negli ultimi 15 anni (2011-2025) oltre 37 mila tarantini non hanno immaginato in riva allo Ionio. Una emorragia demografica che a oggi non conosce suture economiche e occupazionali alternative se si considera che le previsioni sono quelle di una ulteriore perdita di cittadini per circa 1000 unità l’anno.
Nella piattaforma “Taranto è Italia” c’è quindi spazio per fari e proposte. Fari da accendere su vertenze vecchie e nuove e proposte figlie di anni di pre-allarmi lanciati dai sindacati relativi all’assenza di politiche industriali e una mancata programmazione sulla linea di credito dei fondi destinati allo sviluppo e alla diversificazione economica, come quelli del Pnrr.
Le tante occasioni di una città che potrebbe risorgere
C’è la voce Mitilicoltura, tra crisi, nuovo slancio produttivo ma anche patrimonio identitario da difendere. La vertenza Natuzzi che a dispetto di una nuova stagione di marketing collegato al Made in Italy è falcidiata da progetti sempre più violenti di delocalizzazione e ammortizzatori sociali. Il Porto tra le ambizioni di quello che potrebbe essere (compresa la piattaforma mediterranea dell’eolico off shore) e l’irrisolto tema dei lavori di ammodernamento, ricollocazione nei traffici del Mediterraneo e l’eterna irrisolta degli ex Tct.
Il settore primario con l’agricoltura che sconta l’arretratezza delle infrastrutture del territorio (irrigazione, trasporto e piattaforme logistiche), quella dell’ignobile sfruttamento ad opera dei caporali, e che invece adeguatamente sostenuta anche da progetti come Agromed, e da una interazione anche con il mondo della cultura e del turismo potrebbe essere una delle leve fondamentali per lo sviluppo sostenibile del territorio.
I colpi inferti dalla crisi di settori invasi dall’intelligenza artificiale a Taranto si trasforma nello tsunami che sta travolgendo migliaia di lavoratrici e lavoratori dei contact center tarantini. Committenze selvagge che come nelle regole degli appalti a cascata lascia sul terreno gli anelli più deboli: dai call center da sottoscala ai lavoratori dell’appalto della più grande industria siderurgica italiana.
L’ex Ilva
Ed è nell’ex Ilva la sfida più grande in cui Taranto incarna l’Italia. Quella che più di una volta ha provato la carta del divide et impera e a cui il sindacato confederale si è sempre sottratto con forza negando l’abietto ricatto tra salute e lavoro. Lo stabilimento è al collasso, la produzione quasi ferma – scrivono nella piattaforma Cgil, Cisl e Uil – ed è per questo che è necessaria una forte partecipazione dello Stato, che sia garante di un processo che va assolutamente governato e controllato, per evitare che nessuno dei lavoratori possa rimanere indietro.
E nell’avverbio “indietro” Cgil, Cisl e Uil scontornano un posto speciale per chi è rimasto indietro per sempre. Sono i morti sul lavoro che nell’apparato che gravita attorno alla grande acciaieria, nell’edilizia e nelle campagne consegna a Taranto non solo il primato dei lutti, ma anche un incremento pericoloso delle malattie professionali. L’economia tarantina soffre e se i macro-numeri delle crisi industriali sono facilmente leggibili, in sordina si muove il mondo dietro le saracinesche del commercio che si abbassano per sempre o in quel segmento di lavoro, altamente specializzato, eppur così precario del mondo della cultura, del turismo e della fruizione dei beni culturali e paesaggistici.
D’Arcangelo, Cgil Taranto: “Da soli non si va da nessuna parte”
In questo terremoto le scialuppe del welfare sono sempre più piccole e male attrezzate come testimoniano anche le esigue risorse dei piani sociali di zona e il disinvestimento in scuola e università. “E in questo inverno economico attraversiamo la crisi con il 24% della popolazione tarantina over 65 anni e con una sanità di prossimità da inverno sociale. Ecco perché è la stagione giusta per la nascita di una vera e propria costituente per lo sviluppo, una nuova ‘Vertenza Taranto’ – afferma Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil nella sua relazione introduttiva – e vogliamo proporla interpellati dalla responsabilità nei confronti di un territorio dove i numeri delle ore di cassa, o quelle in percentuali su disoccupazione o neet, in realtà nascondono le vite di uomini e donne che non vivono, piuttosto sopravvivono tra precarietà, instabilità sociale, vite sospese tra licenziamenti, cassa integrazione o lavoro e assistenza sociale e umana che non c’è. Ma da soli non si va da nessuna parte”.
“Più che una piattaforma, quella appena presentata è un vero grido d’allarme alle istituzioni: Taranto non può più aspettare – ha dichiarato Gennaro Oliva, coordinatore Uil Taranto –. È giunto il tempo di riprogrammare l’economia di questa città, segnata da dati drammatici su disoccupazione e cassa integrazione che non possiamo permettere ci trascinino nel baratro più assoluto. Abbiamo grandi opportunità, a partire dalle risorse destinate al porto, ma se i fondi verranno spesi male continueremo a perdere lavoro e lavoratori. Ecco perché questo progetto non resterà solo sulla carta, ma sarà da subito operativo attraverso nuove e continue iniziative sul territorio”.
“In un contesto storico che vede Taranto e l’intero territorio ionico stretti tra le note criticità occupazionali, produttive, sociali, ambientali, infrastrutturali ed una visione condivisa di futuro che stenta ancora a delinearsi, il sindacato confederale rilancia oggi una proposta vertenziale aperta, sollecitando l’impegno e la corresponsabilità di istituzioni, forze sociali, organizzazioni professionali, associazionismo – dice Antonio Baldassarre, segretario territoriale Cisl Taranto Brindisi –. Partecipazione, per noi, non è solo uno slogan ma è l’impegno a mettersi in gioco all’interno di un Patto di responsabilità sociale, che consenta a questo territorio di confermare la sua vocazione industriale ma anche di valorizzare, pienamente, le proprie peculiarità produttive non ancora compiutamente espresse”.
























