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Un regolamento per affrontare il disagio abitativo e mettere le basi per limitare gli affitti brevi. La bozza della disciplina europea “Affordable Housing Act" è stata presentata dal commissario per la Casa Dan Jorgensen e lanciata dalla Commissione con l’obiettivo di costruire un quadro comune sulle locazioni turistiche.
Il problema di partenza è noto: soprattutto nelle grandi città gli alloggi destinati agli affitti brevi possono arrivare a rappresentare il 20 per cento delle abitazioni, cosa che riduce la disponibilità di case per chi vive e lavora in quelle città e fa salire i prezzi. Così, il provvedimento europeo fissa criteri comuni per individuare le zone in cui il mercato è sotto pressione e consente alle autorità locali di introdurre, se lo ritengono necessario, limitazioni mirate.
Crisi della casa
“La crisi dell’accesso alla casa e del caro affitti ha smesso di essere una criticità congiunturale, trasformandosi in una profonda emergenza sociale, economica e salariale che attraversa l’Italia e l’intera Unione europea – dichiara Daniela Barbaresi, segretaria nazionale Cgil -. L’impossibilità di affittare un alloggio a prezzi compatibili con i redditi reali non colpisce soltanto le fasce di povertà estrema, ma investe direttamente lavoratori, precari, pensionati e studenti. L’esplosione dei canoni e la progressiva espulsione dei ceti dei lavoratori dai centri urbani determinano una grave compressione del potere d’acquisto, una limitazione della mobilità professionale e la disgregazione del tessuto sociale delle città, ostaggio della turistificazione e della finanziarizzazione immobiliare”.
Lo stress abitativo
Il meccanismo previsto dal regolamento è semplice ed è una metodologia per stabilire quando una zona è in una situazione di stress abitativo. Le autorità devono guardare al rapporto tra il prezzo medio di acquisto delle abitazioni e il reddito disponibile: la soglia di riferimento è otto anni di reddito. Poi ci sono parametri storici, ovvero la crescita di questo rapporto nell’arco dei dieci anni passati, e le ipotesi sul futuro, quindi la possibilità che questa tendenza si interrompa nei tre anni successivi. La novità sta nel testo finale: se questo parametro supera il limite di dieci, questo dato è sufficiente per giustificare i vincoli.
Nessun vincolo
“Una bozza di regolamento che giudichiamo positivamente, anche se siamo consapevoli che nella sostanza non cambierà nulla – commenta Giusy Milazzo del Sunia, il sindacato degli inquilini e degli affidatari di edilizia pubblica della Cgil -. Infatti non vieta gli affitti a turisti né impone un tetto alle locazioni brevi, semplicemente fornisce indicazioni e una sorta di copertura ai sindaci che vorranno operare in tal senso, cioè regolamentare gli affitti brevi. Non ci capacitiamo delle alzate di scudi delle destre europee, che sono insorte contro questa proposta. Peraltro siamo di fronte a una bozza che dovrà seguire un lungo iter prima dell’approvazione”.
Nessun nuovo vincolo, quindi, ma uno strumento in mano alle amministrazioni locali per stabilire limitazioni nelle zone ad alto stress abitativo all’interno delle regole del mercato unico europeo: su questo punto il regolamento lascia carta bianca ai Comuni e alle Regioni, senza dare indicazioni specifiche.
Ma quale attacco alla casa?
E nessun attacco alla casa, alla proprietà privata e ai risparmi degli italiani, come sostengono i partiti di destra che sono insorti contro una disciplina che non vieta niente e non penalizza chi affitta una camera della propria abitazione nel senso autentico dei bed and breakfast o la casetta ricevuta in eredità.
Aspetti critici
“Un intervento importante che va nella giusta direzione di limitare gli affitti brevi soprattutto nelle realtà a più alta tensione abitativa – commenta Barbaresi -. Tuttavia, nell'impianto europeo, restano alcuni aspetti critici. La metodologia per definire le aree sotto stress abitativo si basa su indicatori macroeconomici a lungo termine, incapaci di cogliere le sacche di disagio acuto e latente che colpiscono i lavoratori poveri prima che le statistiche certifichino ufficialmente l'emergenza. Inoltre il regolamento non impone obblighi di calmierazione, lasciando tutto alla mera discrezionalità dei Comuni e creando un regime a geometria variabile esposto ai contenziosi legali dei grandi proprietari”.
Leggi regionali e comunali
“Siamo in Italia, il Paese delle libertà per antonomasia, dove vogliamo fare quello che vogliamo a scapito degli altri e della collettività – prosegue Milazzo -. Il regolamento, una volta approvato, supporterà le leggi comunali e regionali che vogliono limitare gli affitti brevi. Le stesse che il governo ha persino impugnato davanti ai giudici, uscendone sconfitto”.
Il riferimento è alla legge regionale della Toscana sugli affitti brevi, contro la quale l’esecutivo Meloni ha presentato ricorso davanti alla Corte costituzionale e ha perso. “Sulla crisi abitativa il nostro governo latita, anzi impugna i provvedimenti locali e vara un piano casa inutile e dannoso – conclude Milazzo -, mentre questo regolamento potrebbe produrre qualche effetto positivo”.
Le proposte della Cgil
“Per noi è indispensabile un cambio di paradigma fondato su assi programmatici inderogabili – aggiunge Barbaresi della Cgil -: un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica e sociale, l’introduzione di obblighi stringenti di calmierazione degli affitti e applicazione degli accordi territoriali nelle aree ad alta tensione abitativa; misure fiscali punitive per chi detiene immobili residenziali cronicamente sfitti o li converte permanentemente in rendite turistiche; fissare tetti massimi ai canoni indicizzandoli alle dinamiche reali dei salari e dell'inflazione; istituzione di un fondo pubblico strutturale per il sostegno alle famiglie in maggiore difficoltà economica. La Cgil ribadisce che per rispondere in modo efficace occorre superare le logiche di mercato, restituendo la centralità del diritto all'abitare come pilastro della dignità del lavoro e della democrazia urbana”.






















