Per troppo tempo la crisi del settore delle telecomunicazioni è stata raccontata come una somma di singole difficoltà aziendali. Vertenza dopo vertenza, il sindacato ha avvertito che la crisi era strutturale, e denunciato l'impatto della trasformazione tecnologica sull'occupazione, la progressiva riduzione delle attività nei call center e l'assenza di una strategia complessiva capace di governare il cambiamento. Oggi, anche il mondo delle imprese riconosce apertamente la portata della crisi.

L’allarme di Asstel: 100 mila posti a rischio

A lanciare l'allarme è stato Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim e presidente di Asstel, che ha indicato in circa 100 mila i lavoratori della filiera dei call center che potrebbero rischiare il posto nei prossimi diciotto mesi. Una previsione legata soprattutto all'automazione dei processi e alla progressiva introduzione dell'intelligenza artificiale nelle attività di assistenza alla clientela. Una cifra enorme, che dà la misura della portata della trasformazione in corso. E che rende ancora più evidente l'urgenza di ciò che la Slc Cgil chiede da tempo: affrontare la trasformazione del settore non attraverso interventi emergenziali e limitati alle singole vertenze, ma con una vera strategia industriale e occupazionale.

Saccone, Slc: “Soluzioni tampone non bastano più”

“Bene l'allarme di Asstel sulla crisi dei call center - commenta il segretario generale della Slc Cgil, Riccardo Saccone - ma proprio per questo è urgente aprire un tavolo operativo con le istituzioni nazionali”. Il punto, per il sindacato, è superare una volta per tutte la logica delle emergenze, convocando immediatamente un tavolo interministeriale che coordini il processo. A luglio scorso, proprio nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, la Slc aveva fornito i numeri drammatici del settore. “Le soluzioni tampone non bastano più - prosegue Saccone - Occorre una regia unica che parta dai fabbisogni professionali e individui nuove aree di impiego".

“L’IA diventi sinonimo di licenziamenti”

Automazione e Intelligenza artificiale possono aumentare la produttività e modificare profondamente l’organizzazione dei servizi, ma senza una strategia di governo della transizione il rischio è che il costo dell’innovazione venga scaricato interamente sui lavoratori. Ecco perché la soluzione proposta da Asstel non è diversa da quella che già aveva suggerito il sindacato: primo, impiegare quei lavoratori che ne hanno le competenze nel processo di digitalizzazione di tutto il cartaceo sanitario e giurisprudenziale; secondo, guardare a quel bacino composto dai lavoratori dei call center con oltre 50 anni, oggi tra le principali vittime della crisi.  Occorre investire nella formazione, nella riqualificazione e nella riconversione professionale.

“Le imprese e le istituzioni facciano la loro parte”

La Slc Cgil richiama, in questo senso, la vicenda dei lavoratori calabresi impiegati da Konecta nelle attività di digitalizzazione delle cartelle sanitarie: “Interventi spot, magari a fini elettoralistici, non funzionano. Tutta la grande committenza, a partire da quella a controllo pubblico, deve essere coinvolta e responsabilizzata. Abbiamo bisogno di tempo, risorse e strumenti per gestire la transizione". L’allarme lanciato da Asstel è importante. Ma proprio perché arriva dal mondo imprenditoriale, le aziende delle telecomunicazioni devono essere parte della soluzione. Le istituzioni devono costruire gli strumenti necessari. Il sindacato deve poter partecipare alla definizione dei percorsi di transizione.

Un tavolo interministeriale per il futuro delle Tlc

La richiesta della Slc Cgil è quindi precisa: convocare immediatamente un tavolo interministeriale che coordini il processo. Non un altro tavolo destinato a fotografare la crisi, ma uno strumento operativo che individui risorse, tempi, professionalità e nuovi settori nei quali ricollocare le persone. “Ci aspettiamo che nelle aziende, a partire dalle Telco, ci sia questa consapevolezza, a maggior ragione dopo l'intervento del presidente di Asstel. - conclude Saccone - Il tempo delle chiacchiere è davvero esaurito”.

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