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Quest’anno si celebra il primo compleanno a cifra tonda. Sono dieci anni dall’istituzione, per volontà di Cgil, Fnsi e Avviso pubblico, del Premio Pio La Torre. Un appuntamento ormai consolidato che unisce memoria, riflessione e impegno civile, prendendo spunto dall’impegno del sindacalista e politico ucciso dalla mafia insieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo.
Anche in questa decima edizione il Premio si colloca all’interno della Summer school “Lavoro e legalità” dell'Università di Bologna che quest’anno la Cgil ha deciso di dedicare al tema dell’anticorruzione, approfondendo gli strumenti di cui dispongono le istituzioni pubbliche, la società civile, il sindacato, per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata, in particolare quelle di stampo mafioso. Sapendo che una serie di provvedimenti normativi approvati da questo governo vanno nella direzione opposta.
“La corruzione ha un enorme costo sociale ed economico per il Paese”, afferma il responsabile Politiche della legalità e sicurezza della Cgil nazionale Alessio Festi: “Colpisce direttamente i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, funzionarie e funzionari pubblici sono troppo spesso sottoposti a pressioni, intimidazioni e talvolta vere e proprie minacce da parte delle organizzazioni criminali, di interessi affaristici e di imprenditori senza scrupoli. Negli appalti pubblici, sia di lavori sia di servizi, la corruzione genera frequentemente condizioni di sfruttamento, dumping contrattuale e gravi rischi per la salute e la sicurezza di chi lavora”.
La giornata di oggi, dedicata al Premio all’interno della Summer school, sarà assai densa. Come ogni anno, il Premio verrà conferito a sindacalisti, giornalisti, amministratori e dipendenti pubblici che semplicemente facendo il proprio lavoro hanno difeso la democrazia e costruito legalità.
L’appuntamento è alle 9.30 a Bologna, all'Auditorium Biagi (in piazza del Nettuno 3). Dopo i saluti del sindaco di Bologna Matteo Lepore e di Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, prenderà la parola Rosy Bindi per un intervento sui “50 anni della Relazione di minoranza La Torre-Terranova”.
Nel 1976 La Torre e Terranova vergarono una relazione di minoranza in Commissione antimafia che segnò uno spartiacque nella conoscenza del fenomeno mafioso. In quel testo, infatti, si descrivevano i legami tra Cosa nostra e la politica. Decenni dopo, precisamente il 27 aprile 2016, la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi ha approvato all'unanimità la ripubblicazione ufficiale della storica relazione di minoranza del 1976. A rileggerla, a 50 anni dalla sua prima pubblicazione, ci si accorge di quanto ancora parli all’oggi.
A sottolineare quanto siano attuali Relazione e corruzione è ancora Festa: “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha immesso nel sistema economico italiano 194,4 miliardi di euro nel periodo 2022-2025. Una massa di risorse straordinaria che, inevitabilmente, ha attirato l'interesse di criminalità e soggetti corrotti. Non è un caso che, nell'area di competenza della Procura europea (Eppo), siano state aperte 233 inchieste legate ai fondi europei, di cui ben 179 in Italia. Un dato che da solo fotografa la dimensione del problema, dimostrando quanto siano penetranti le attività di criminali, corruttori e organizzazioni mafiose”.
Dopo l’intervento di Bindi seguirà una tavola rotonda, introdotta e coordinata dalla docente dell'Università di Bologna Stefania Pellegrini, cui interverranno la segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, la segretaria nazionale Cgil Lara Ghiglione, il segretario generale Anm Rocco Maruotti e la coordinatrice di Avviso Pubblico Emilia-Romagna Maria Costi.
Al termine della giornata Maurizio Viscione della Cgil nazionale coordinerà la cerimonia di conferimento del Premio Pio La Torre, con la partecipazione del presidente del Centro Studi Pio La Torre Emilio Miceli e del responsabile Politiche della legalità e sicurezza della Cgil nazionale Alessio Festi.
Mentre con la Summer School e il Premio Pio La Torre si costruisce cultura della legalità, il governo italiano interviene indebolendo alcuni dei principali strumenti di contrasto. L'abolizione del reato di abuso d'ufficio ne rappresenta l'esempio più evidente. Ma non è l’unico provvedimento ad andare in questa direzione: altrettanto preoccupanti sono l'indebolimento del reato di traffico di influenze illecite, gli attacchi ricorrenti alla magistratura, la riduzione dei poteri della Corte dei conti e il progressivo ridimensionamento delle autorità indipendenti di garanzia.
“Si tratta di scelte – conclude Festi – che rischiano di produrre conseguenze profonde e durature. Indebolire i presidi di legalità significa rendere più vulnerabili le istituzioni democratiche, compromettere la qualità della spesa pubblica, favorire la penetrazione degli interessi criminali nell'economia e colpire, ancora una volta, i diritti delle lavoratrici, dei lavoratori e dell'intera cittadinanza. Per questo riteniamo che la battaglia contro la corruzione e le mafie non sia soltanto una questione giudiziaria: è una grande questione democratica, sociale e di tutela del lavoro”.






















