Una settimana dedicata al disarmo: dal nucleare ai droni, dalle armi esplosive al clima, dalle spese militari alla difesa civile. Questo il senso dell’iniziativa dell’Onu dal 24 al 30 ottobre. Allo stato attuale del mondo però non può essere una ricorrenza solo formale, serve un’azione globale coordinata per arrivare davvero al disarmo. Lo ricorda in una nota la Rete per la Pace e il Disarmo.

L’impegno urgente per costruire la pace

Nello specifico, la settimana voluta dalle Nazioni Unite per sottolineare l’impegno urgente di costruzione della pace attraverso il disarmo nasce dal documento finale della sessione speciale dell’assemblea generale sul disarmo del 1978 e si apre ogni anno il 24 ottobre, anniversario della fondazione dell’ONU: un legame non casuale, perché questo tema cruciale accompagna l’organizzazione fin dalle sue origini.

“Il suo scopo dichiarato – spiega la Rete - è promuovere consapevolezza e comprensione delle questioni del disarmo e della loro importanza trasversale, e dal 1995 l’assemblea invita esplicitamente anche le Ong a parteciparvi attivamente, per far capire a popolazioni e cittadinanze di che cosa si parla”.

Azioni concrete e controllo delle spese

E ancora: “È un invito che raccogliamo dalla prima settimana celebrata dalla nostra Rete, nel 2020, a poche settimane dalla sua nascita. E proprio quella parola, trasversale, indica come usarla: il disarmo non è un settore tra gli altri, ma la cornice che tiene insieme protezione dei civili, sicurezza umana, sviluppo sostenibile, fiducia tra gli Stati e prevenzione dei conflitti”.

È anche il senso del ruolo che le Nazioni Unite hanno scelto di avere: “Ricordare agli Stati, anno dopo anno, che le tensioni si risolvono con il dialogo politico e il negoziato, non con più armi. Da tempo il segretario generale chiede di riportare il disarmo al centro degli sforzi comuni per la pace e la sicurezza, con la sua agenda per il disarmo, e non smette di sollecitare le stesse cose: azioni concrete di disarmo, un maggiore controllo delle spese militari, la messa al bando delle armi più devastanti, dalle armi nucleari ai sistemi autonomi.

In una fase storica in cui le richieste restano in gran parte inascoltate, spiega la Rete per la Pace e il Disarmo, “la settimana non può ridursi a una ricorrenza: è lo spazio in cui ricordare che queste lotte parlano della stessa sicurezza, quella delle persone, e che nessuna si vince in sette giorni”.

La partita decisiva dei bilanci

Il disarmo si decide anche dove si decidono i bilanci pubblici. Per questo la Rete Pace Disarmo e Sbilanciamoci! promuovono le giornate “Per una economia di pace” dal 14 al 22 novembre, mentre il Parlamento discuterà la legge di bilancio 2027: chiediamo risorse per diritti, ambiente, lavoro, istruzione e sanità e non per armi e riarmo.

“È lo stesso filo che unisce le sedi Onu e i nostri territori, e che vogliamo rendere visibile in questa settimana che non può essere vissuta come una parentesi, ma un punto di rilancio di ciò che stiamo già facendo. Negli scorsi giorni, insieme ai nostri partner della società civile internazionale, abbiamo portato all’attenzione dell’Onu tre dichiarazioni su ambiente, pace e sicurezza, droni armati e disarmo umanitario a trent’anni dal Processo di Ottawa, che raccontano un unico problema: armi che colpiscono persone ed ecosistemi, e regole che non tengono il passo”.

La proposta di legge: un’altra difesa è possibile

In Italia, infine, “sosteniamo la proposta di legge “Un’altra difesa è possibile”, che ha raccolto 57.136 firme depositate al Senato, come alternativa alla militarizzazione della società, insieme allo sciopero studentesco europeo del 20 novembre e alla campagna “Ferma il riarmo””.