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Grande affluenza oggi alla manifestazione a Castel Volturno contro il Cpr. “Siamo scesi in piazza perché oggi inizia una battaglia fondamentale contro quella che riteniamo essere l'ennesima provocazione. Abbiamo appreso della sottoscrizione di un accordo per individuare l'area di interesse nazionale: il rischio concreto è che il governo prosegua dritto sulla strada della realizzazione del Cpr a Castel Volturno, che di fatto si tradurrebbe in un vero e proprio carcere a cielo aperto”. Così il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci.
Il sindacato si opporrà con fermezza a questo progetto: “Spendere 43 milioni di euro per una struttura del genere, sapendo che il territorio di Castel Volturno ha invece un disperato bisogno di sanità per tutti, di vera accoglienza e di diritti minimi garantiti per la popolazione migrante, rappresenta una scelta inaccettabile. Mentre altre battaglie rischiano di essere strumentali o legate a contesti troppo generali, la nostra mobilitazione parte da qui”.
La Cgil ha già proclamato lo sciopero generale per il prossimo 20 novembre, ma questa specifica partita sul territorio va giocata unendo le forze in una grande rete di solidarietà che veda insieme associazioni, movimenti, comunità religiose, partiti e altri sindacati.
In questo scenario, la presenza al corteo del presidente della Regione e del cardinale Battaglia non è solo importante, ma strategica. “Con il Presidente che ha le prerogative legislative e normative necessarie per bloccare il disegno del governo Meloni; dall'altro, le figure di Roberto Fico e Don Mimmo portano un valore aggiunto fondamentale in termini di apertura sociale, accoglienza e capacità di ascolto, elementi decisivi per dare forza e significato alla nostra mobilitazione”.
Gabrielli: chiudere i Cpr, la vera sicurezza è l’integrazione
“Da anni sosteniamo la chiusura dei Cpr. Aprire un centro a Castel Volturno non ha nulla a che vedere con la sicurezza e le tensioni sociali: la vera sicurezza delle città e del Paese nasce dall’integrazione, dall’inclusione, dal lavoro dignitoso e da servizi efficienti per l'intero territorio e per tutte le persone”. Così dalla piazza la segretaria confederale delle Cgil, Maria Grazia Gabrielli, che aggiunge: “La detenzione amministrativa è un’aberrazione giuridica che punisce la condizione della persona e non il reato, violando l’articolo 13 della Costituzione”.
La sindacalista quindi aggiunge: “Anche Il binomio "più CPR, più rimpatri" è una menzogna smentita dai dati: la stragrande maggioranza delle espulsioni avviene già fuori da queste strutture. Moltiplicare i centri – dunque – significa solo sperperare milioni di euro pubblici che invece possono essere investiti in sicurezza sociale per l’inclusione, per superare il decreto flussi, per la regolarizzazione, per la scuola, università, sanità, infrastrutture, politiche sociali, lavoro dignitoso, contrasto al caporalato”. Queste, conclude, “sono le priorità per garantire sicurezza a tutte e tutti”.






















