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Istruzione

In classe e al sicuro, mobilitazioni in tutta Italia

Studenti, flash mob al ministero:
Foto: Marco Merlini
Stefano Iucci
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A Roma lavoratori, studenti e genitori in presidio a Montecitorio. Iniziative di Priorità alla scuola in tutto il paese. La comunità educante chiede lezioni in presenza e, alla politica, un'assunzione di responsabilità che sia all'altezza della posta in gioco

La pandemia sta dimostrando che la scuola della Repubblica è una scuola, purtroppo, a macchia di leopardo. Tra i tre diversi “colori” in cui è divisa la penisola, presidenti di Regione che procedono per conto loro, provvedimenti insufficienti del governo centrale e le diverse sensibilità nell’esecutivo – senza tralasciare i pesanti squilibri territoriali che poco hanno a vedere col covid – il caos regna sovrano. Anche la legge di bilancio, che avrebbe dovuto affrontare ritardi strutturali della nostra scuola (organici, classi pollaio, precariato) è stata giudicata dai sindacati molto deludente.

In questa cornice, anche il dibattito sul rientro a scuola per le ragazze e i ragazzi delle secondarie sta diventando surreale: con il dpcm del 3 dicembre, poi corretto dallo stesso governo, e le Regioni che si muovono per conto proprio, per non parlare delle scuole, chiamate continuamente a organizzarsi e a riorganizzarsi a ritmi ormai insostenibili. 

In mezzo a questo caos sta la comunità educante: lavoratori, studenti, genitori che vogliono una scuola in presenza e sicura, con indicazioni certe e concrete. Con questo spirito questa mattina (7 gennaio) a Roma davanti a Montecitorio il Coordinamento dei presidenti dei Consigli di istituto del Lazio ha organizzato un presidio per rivendicare, si legge in una nota, “condizioni di maggior sicurezza nelle scuole, in relazione alla pandemia in corso, nonché una nuova attenzione e importanti investimenti nel nostro sistema di Istruzione”. Alla mobilitazione hanno aderito anche i sindacati. “È un segnale importante, perché si mobilitano tutte le componenti del mondo scolastico. Una manifestazione che coinvolge tutti, perché la scuola è centrale per il paese”, spiega dalla piazza romana Alessandro Tatarella, segretario generale della Flc Cgil di Roma e Lazio. 

“Sia chiaro – aggiunge il sindacalista – per noi il rientro a scuola è prioritario, ma bisogna tenere insieme i due diritti costituzionali: quello alla salute e quello all’istruzione”. Tatarella punta l’indice contro decisioni assunte nei tavoli prefettizi provinciali da cui i sindacati sono stati esclusi e soluzioni – come la doppia entrata alle 8 e alle 10 – “che sono molto problematiche perché stravolgono l’organizzazione delle scuole e incidono sugli apprendimenti degli studenti, tagliandoli fuori del tutto praticamente dalle attività extracurricolari, a cominciare da quelle di recupero per chi in questi mesi è rimasto indietro”. Qualche risultato è stato ottenuto nel tavolo con la Regione Lazio, come l’inversione delle percentuali dei turni di entrata (alle 10 “solo” il 40 per cento) o l’impegno, continua il sindacalista, “a istituite percorsi differenziati per i tamponi, con dei drive in specifici, perché il tracciamento a scuola è del tutto saltato”. E questo, ovviamente, riguarda tutti gli ordini, anche quelli che in questi mesi hanno continuato in presenza. 

Quanto alla ripresa in presenza dell’11 gennaio, Tatarella ribadisce che la Flc non ha dubbi sulla necessità di tornare in classe, “perché abbiamo visto che la didattica a distanza ha limiti fortissimi”, tuttavia bisognerebbe agire con cautela e sulla base di dati certi: “Perché non aspettare l’8 gennaio, quando ci saranno i dati sui trend dei contagi e in base a questo decidere con maggiori certezza scientifiche? E magari poter in questo modo valutare anche la possibilità di un rientro al 50 per cento, ma su un turno unico”?

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Bisogna ripartire in presenza, ma in una situazione di sicurezza. Il problema è che dalla riapertura a oggi, per responsabilità di governo e Regioni, non è stato fatto abbastanza, a cominciare dalla sanità e dai trasporti. Deludenti anche le misure contenute nella legge di bilancio

La sensazione, in effetti, è che si proceda un po’ a caso, su spinte emotive e mediatiche, piuttosto che su un’analisi seria dei vari fattori in gioco. Sta di fatto che le mobilitazioni si susseguono in tutta Italia.  Sempre per la giornata di oggi Priorità alla scuola ha organizzato  diverse iniziative in tante città del paese: Firenze, Roma (davanti al ministero dell’Istruzione), Bologna, Torino, Milano, Napoli, Faenza, Mantova, Salerno, Massa Carrara, Modena, Pontedera, Prato, Pisa, Cremona, Brescia, Treviso, Padova.

Tra le richieste, lo screening sanitario completo della comunità scolastica (docenti, Ata, studenti) e l’inserimento come categoria prioritaria del personale scolastico ad alto rischio nella fase 1 dell’agenda vaccinale. Inoltre, per quanto riguarda le scuola superiori, chiuse da quasi un anno, “si auspica che la riapertura in presenza favorisca l’accoglienza e il recupero scolastico degli studenti fortemente penalizzati dal punto di vista didattico e psicologico a causa della didattica a distanza”. Insomma: studenti, genitori e lavoratori esigono impegni e responsabilità della classe politica – a tutti i livelli – che siano all’altezza delle questioni in gioco.