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Abruzzo e Molise, non rassegnarsi alle crisi

Davide Colella
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Nell'anno del covid, ben oltre la paura di contagiarsi, molti lavoratori hanno dovuto scacciare lo spettro della chiusura della propria fabbrica. Ma non si sono arresi

La crisi c’era già prima, ma nel corso del 2020 si sono accentuati i processi di abbandono del territorio da parte delle multinazionali. Decisioni estraneanti. Comunicate da facce annoiate durante incontri a distanza. Ma la reazione da parte dei lavoratori è stata determinata.

A Ortona, in provincia di Chieti, nonostante la chiusura dello stabilimento di condotte off shore da parte della nipponica Yokohama, si guarda al 2021 con speranza. Lo stabilimento è stato acquisito dalla brianzola Alfa Gomma che ha presentato un piano che prevede di riportare tutti al lavoro entro due anni,

Anche a Tortoreto, nel Teramano, la prospettiva delle maestranze della Betafence è di due anni di sacrifici: il fondo che controlla la fabbrica, dopo aver annunciato la chiusura, sta prendendo in considerazione un rilancio della produzione di recinzioni che passerà comunque per lunghi periodi di cassa integrazione.

Ovunque mancano le certezze per il futuro. Come alla Sata Sud di Pozzilli, in provincia di Isernia. dove i lavoratori temono cosa accadrà quando le aziende potranno tornare a licenziare.

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D. C.