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Made in Italy

Corneliani, una fabbrica che riparte

Tessile in crisi: Corneliani chiede 130 licenziamenti
R.G.
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Dopo 45 giorni di cassa integrazione lo stabilimento ha ripreso la sua normale attività. La crisi della griffe del lusso non si è del tutto risolta, ma la strada è quella giusta

La fabbrica emblema del made in Italy ha ripreso la sua normale attività. Proprio ai primi di novembre, dopo 45 giorni di cassa integrazione straordinaria per Covid-19, hanno fatto rientro alla Corneliani gli ultimi lavoratori ancora fermi. In tal modo, l’organico si è riformato pressochè al completo nella sede centrale a Mantova, cioè 470 unità, più l’indotto (che diventano oltre duemila, se si considera l’intera filiera, comprendente le sedi di Verona e Vicenza, lo showroom di Milano e i due stabilimenti all’estero, in Slovacchia e Romania).

“Alla Corneliani è tornato tutto come al solito - afferma Michele Orezzi, segretario Filctem Cgil Mantova –, con la consegna nei tempi previsti della collezione autunno-inverno, i cui capi sono già finiti in vendita nelle vetrine dei punti vendita e, da quanto sappiamo, è stato raggiunto il budget che l’azienda aveva prefissato, pur sapendo che comunque si lavora al ribasso, a causa dell’invenduto della primavera-estate 2020, rimasto a far da zavorra nei negozi a causa del lookdown. Ad ogni modo, ciò consente alla società di poter contare su una liquidità di cassa superiore alle previsioni e di avviare la nuova produzione che scavallerà nell’anno prossimo”.

Da fine ottobre, all’interno del brand, simbolo dell’eleganza maschile nel mondo, già si lavora per creare i campionari per la primavera-estate 2021, mentre è stata spostata di due mesi in avanti - dal 15 novembre a metà gennaio -, previa relativa domanda al tribunale, la presentazione del piano straordinario di concordato per elaborare la ristrutturazione, formalizzato dal management aziendale, secondo i dettami dell’accordo siglato il 22 luglio scorso”. Accordo, che com’è noto, prevede l’ingresso di capitali statali nella Corneliani, attraverso Invitalia, con l’elargizione di dieci milioni nel pacchetto azionario della società.

Insomma, la crisi della griffe del lusso non si è ancora del tutto risolta, dopo la ripartenza autorizzata dal giudice a fine luglio, ma tutto sembra procedere nella giusta direzione, in attesa del salvataggio targato ministero dello Sviluppo economico. Di questo, è consapevole il sindacato. “Come abbiamo detto durante l’ultimo incontro, avvenuto nel settembre scorso, con il viceministro al Mise, Stefano Buffagni – osserva il dirigente sindacale -, siamo in attesa che si sblocchi la situazione e ci muoviamo lungo tre direttrici: investimenti dell’attuale proprietà, erogazione dei fondi statali e nuovi investitori, sapendo che chi dovrebbe fare il primo passo mettendo mano al portafoglio per il rifinanziamento è chi ci ha portato in tale situazione, ovvero Fondo Investcorp, che controlla la società con il 51% di azioni, e famiglia Corneliani (con il 49)”.

Dal canto suo, il ministero ha ribadito l’assoluta priorità che la vertenza del marchio dell’alta moda rappresenta nell’agenda di governo, mentre per quanto riguarda i fondi statali arriveranno entro l’anno: “Così ci hanno promesso durante il rendez vous, che è stato assolutamente positivi e costruttivo – rileva Orezzi -, oltre all’impegno del Mise nella ricerca di nuovi investitori e nel pressing nei confronti dell’attuale proprietà circa l’erogazione di nuovi investimenti. Inoltre, sempre l’esponente del dicastero, ha annunciato il lavoro di 'Due diligence’ da parte di Invitalia, dopo aver recepito il carteggio degli ultimi cinque anni di andamento aziendale”.     

Del fatto di essere in una fase di passaggio, pur avendo comunque fatto passi in avanti, sono consapevoli gli stessi lavoratori. “In molti di loro – precisa il sindacalista -, c’è la contentezza di essere rientrati in azienda e di poter riprendere a lavorare. Nel breve volgere di un mese si è ricostruita l’intera catena produttiva della Corneliani: taglio, cucito, stiro e confezionamento. Nel contempo, però, c’è la preoccupazione per la crisi di tutto il settore, che pesa sullo scenario della Corneliani. La pandemia, poi, ha peggiorato le cose: il fatto di avere i negozi chiusi certamente non aiuta a risollevare il morale. E già sappiamo che il 2021 non sarà l’anno della rinascita per il tessile-abbigliamento”.