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L'Aquila

Territori aperti: solo la conoscenza batte il sisma

Tappa a L'Aquila, per ricostruire la città e i diritti
Foto: Foto Simona Caleo
Davide Colella
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Nel capoluogo abruzzese la presentazione della seconda edizione del master promosso da Cgil, Cisl e Uil per il progresso delle aree colpite da calamità naturali

L’aggravarsi della pandemia da Covid-19 non ha fermato la presentazione della seconda edizione del master per formare il management tecnico-amministrativo post-catastrofe negli enti locali. L’iniziativa, prevista per questa mattina presso l’Aula Magna dell’Università degli studi dell’Aquila, è nata nell’ambito del progetto “Territori aperti”, il centro interdisciplinare di documentazione, formazione e ricerca su tutti gli aspetti della prevenzione e della gestione dei disastri naturali, nato da un'idea condivisa tra Comune e ateneo e attivato grazie a un finanziamento del “Fondo Territori Lavoro e Conoscenza”, costituito con una sottoscrizione tra i lavoratori iscritti a Cgil, Cisl e Uil.

Il terremoto del 6 aprile 2009 ha colpito duramente la città dell’Aquila e un numero rilevante di centri minori dell’Abruzzo interno, provocando 309 vittime e danni gravi al patrimonio urbano e alle attività economiche e sociali. Altri terremoti hanno colpito in seguito l’Italia Centrale, causando pesanti perdite di vite umane e notevoli danni. “Non c’è strumento più duraturo della conoscenza”, ha dichiarato Gianna Fracassi, vice segretaria generale della Cgil, intervenendo in collegamento da Roma.  Il processo di ricostruzione – ha sottolineato la dirigente sindacale – richiede ancora tempi lunghi e risorse ingenti. Noi abbiamo sempre pensato che fosse necessario contribuire oltre alla ricostruzione fisica, dando un contributo decisivo per la ricostruzione economica e sociale”. 

Le lezioni sono destinate a dipendenti, amministratori pubblici e liberi professionisti per sviluppare la formazione di competenze tecniche e giuridico-amministrative per la buona gestione, anche in rete, dell’emergenza e dei processi di pianificazione, la gestione, ricostruzione e rigenerazione dei territori esposti al rischio di calamità naturali e ad altre forme di fragilità, come il processo di impoverimento economico-sociale che caratterizza le aree interne. Le figure professionali formate avranno la capacità di progettare e analizzare i quadri conoscitivi di base per la pianificazione e la programmazione pre e post-catastrofe, saranno in grado di affrontare le procedure per l’emergenza e per la ricostruzione degli edifici, dell’assetto urbanistico e del contesto socio-economico. Saranno in grado di utilizzare la normativa sulle catastrofi, di definire le competenze necessarie nella fase di ricostruzione, di strutturare un ufficio di disaster management.

Territori Aperti. La denominazione del progetto – finanziato dai lavoratori con 1,8 milioni di euro – intende sottolineare l’idea che le sue attività siano basate sulla collaborazione con altri sistemi territoriali esposti ai rischi delle calamità naturali, in uno spirito di condivisione sociale dei dati, dei metodi analitici e delle competenze generate dal progetto, secondo l’approccio della Open Science e della partecipazione informata dei cittadini alle scelte politiche. Secondo i sindacati: “La sfida è talmente impegnativa da richiedere una mobilitazione integrale delle competenze scientifiche e tecnologiche disponibili nel sistema locale di innovazione, costituito dai centri di ricerca, dalla comunità imprenditoriale, dalle istituzioni e dalle associazioni di cittadini. Occorre andare oltre i confini del sistema locale, valorizzando i rapporti con i centri di competenza esistenti in altre parti del territorio italiano e all’estero”.

15 dei 35 posti a disposizione saranno riservati a dipendenti e amministratori di enti locali dei Comuni appartenenti al cratere sismico 2009 e a quello 2016/2017.