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La reazione

Anpi e Cgil in piazza contro i deliri di Casapound

Fabio Vallon, presidente Anpi Trieste
Foto: Martina
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Dopo l'irruzione in Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia e le dichiarazioni scioccanti di esponenti politici e istituzionali contro i migranti, i partigiani e il sindacato si danno appuntamento a Trieste: "Chiediamo che quest'organizzazione fascista venga finalmente sciolta"

Fabio Vallon è il presidente dell'Anpi di Trieste e non ha alcuna esitazione quando ripercorre quello che è accaduto negli ultimi giorni nella sua regione. Parla di stile squadristico, di un comunicato delirante letto da un manipolo di militanti di Casapound a consiglio regionale in corso. Parole che vengono pronunciate senza che nessuno si preoccupi di intervenire. Parole spezzate contro i migranti. Come contro i migranti sono state le dichiarazioni del consigliere leghista Antonio Calligaris e del capo della protezione civile di Grado Giuliano Felluga. Uno pronto a sparare, l'altro convinto che la risposta alle migrazioni siano forni crematori e taniche di benzina. Mentre Felluga è stato prontamente rimandato a casa dal sindaco, Cgil e associazione dei partigiani oggi scendono in piazza: "Lo facciamo - spiega Vallon a Collettiva - per  dire basta alle campagne d'odio che sono il vero fertilizzante di queste derive fasciste, per chiedere che Casapound venga finalmente sciolta perché organizzazione fascista, per chiedere di punire chi esalta odio e violenza, per pretendere che episodi simili non siano più tollerati."

 

 

 

Sulla vicenda, dopo gli interventi della Cgil regionale, torna anche la Camera del lavoro di Udine. E riporta l'attenzione sulle condizioni a cui sono sottoposti i migranti ospitati nella caserma Cavarzerani, scenario nei giorni scorsi di tensioni e rivolte, frutto di "scelte sbagliate sotto il profilo dell’accoglienza, accompagnate dalla strumentalizzazione dei temi dell’immigrazione". La confederazione chiede anche qui un "radicale cambio di rotta", per tornare a puntare sul modello dell’accoglienza e diffusa, "nettamente preferibile sotto il profilo umanitario, dell’impatto sul territorio e della gestione delle misure sanitarie indispensabili, in una fase che resta di emergenza, per fronteggiare e prevenire la diffusione dei contagi".