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Le storie

Abili al lavoro, insieme

Foto: DUCCIO PEDERCINI/AG.SINTESI
Roberta Lisi
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Un call center a Palermo e un biscottificio a Roma, dove sono impiegate persone con disabilità, dimostrano che bisogna puntare sul gruppo e non sul singolo individuo

Questa storia dimostra che si può. Uomini e donne portatori di disabilità possono lavorare, guadagnare uno stipendio dignitoso ed essere produttivi anche dal punto di vista aziendale. Ma, come troppo spesso accade anche alle storie positive, una fase di incertezza rischia di mettere in discussione un'intera esperienza che, invece, merita di essere replicata.

Sintesi è un consorzio composto da quattro cooperative sociali distribuite tra Roma, Napoli e Palermo. Nasce nel  2001 come punto di incontro tra le esigenze delle aziende profit, le istituzioni e il bisogno di inclusione lavorativa e sociale di persone affette da disabilità fisiche, psichiatriche e più in generale a rischio di esclusione sociale. Alla sua costituzione, il consorzio si avvale del decreto legislativo 276 del 2003 – la cosiddetta Legge Biagi - che consente alle aziende di esternalizzare il lavoro svolto dai disabili per ottemperare al collocamento obbligatorio.

Ciascuna cooperativa aderente a Sintesi ha un suo specifico ambito di attività. Quella attiva nel capoluogo siciliano si occupa di call center. Circa 10 anni fa una felice collaborazione tra soggetti diversi, tra cui i centri per l’impiego e la Regione, diede vita a un progetto di formazione professionale dedicato a lavoratori portatori di handicap che poi si costituirono nella cooperativa sociale Call.it, e ottennero la commessa Wind per le attività di call center.

La commessa dovrebbe essere rinnovata dal committente ogni tre anni, ma oggi questo rinnovo tarda ad arrivare. E a Palermo c’è preoccupazione tra i circa 200 lavoratori, l’80 per cento disabili. Negli scorsi giorni è intervenuto il sindacato per sostenerli nella giusta rivendicazione di futuro. “Chiediamo che Wind Tre confermi il suo interesse su Palermo e si trovi presto un accordo per salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori del consorzio Sintesi e per rilanciare l'attività qualificata che ha coinvolto in questi anni centinaia di lavoratori diversamente abili”. A parlare sono Michele Morello, della Funzione Pubblica Cgil Palermo e Giuseppe Vitale, Rsa Fp Cgil di Call.it. I due sindacalisti aggiungono che “il lavoro qualificato e altamente produttivo svolto in questi anni nella sede di Palermo ha fatto da traino per il consorzio a livello nazionale. La cooperativa - spiegano - è riuscita a creare in questi lunghi anni un ambiente sano dove possono lavorare disabili che, una volta persa questa opportunità, troverebbero con più difficoltà un impiego”.

Morello e Vitale sono davvero preoccupati per la situazione. A chiunque il rischio di perdere il lavoro creerebbe ansia e paura, ma i lavoratori di questa cooperativa, consapevoli delle proprie difficoltà, sanno bene che ricollocarsi, per loro, sarebbe molto più difficile che per altri. “Il percorso virtuoso della cooperativa, che in questi anni ha accompagnato le persone svantaggiate nell'inserimento del mercato del lavoro, non si può interrompere – aggiungono gli esponenti della Cgil –. Quella di Wind Tre  per il call center Sintesi è la commessa principale ed è stata gestita sempre con ottimi risultati, tanto che i rinnovi dell'appalto sono sempre arrivati puntuali, ogni tre anni. In questo periodo di crisi dovuto alla pandemia non possiamo rischiare che a fine anno arrivino dei licenziamenti: sarebbe un danno gravissimo per tutta la platea di persone afflitte da deficit e disabilità gravi coinvolte sin dal 2001 in questo progetto. Un patrimonio che non può disperdersi e confidiamo che la  Wind comprenda la straordinarietà di questo impegno sociale e lo sostenga nel suo piano industriale”, concludono.

Spostiamoci da Palermo a Roma. Qui incontriamo un’altra storia “impastata” di ingredienti particolari: l’amore di padri e madri, il desiderio di indipendenza, la formazione come scommessa, il lavoro come straordinario strumento di emancipazione. Ylenia e gli amici speciali è un’associazione di genitori che hanno figli con disabilità intellettive. La presidente Silvana Giovannini ci racconta che nacque nel 2007 con l’obiettivo di creare percorsi di realizzazione e autonomia per i ragazzi.

I genitori affittarono un appartamento per farlo diventare una “palestra abitativa” al cui interno svolgere una serie di attività, dalla redazione di un blog a corsi di cucina. I ragazzi a cucinare si divertivano moltissimo, ed erano diventati assai bravi. Si pensò, allora, di avviare un’attività di catering ma, mentre nella preparazione di pietanze e dolci i ragazzi non avevano difficoltà, nel confezionarli “erano troppo lenti e non proprio precisi”. Se paste al forno e arrosti non vanno bene, pensarono genitori e animatori, proviamo con i biscotti. E così fu. Impastare, stendere e infornare, e poi confezionare in sacchetti sembrò un gioco. Nacquero dei biscotti particolari, biscotti per cani, che furono inizialmente donati - come prova e sperimentazione - a diverse associazioni di addestratori. E furono promossi.

È ancora Silvana Giovannini a raccontarci come, senza crederci troppo, l’associazione abbia steso un progetto per partecipare a un bando di formazione professionale per l’inclusione lavorativa della Regione Lazio. E l’hanno vinto. Da un anno 19 ragazzi, nella cucina dell’istituto alberghiero Tor Carbone, sono seguiti da quattro studenti dell’ultimo anno e da due chef professionisti, con la consulenza del presidente dell’Ordine dei veterinari del Lazio e di chimici dell’Università di Tor Vergata, e imparano a preparare biscotti per cani. “Il 10 luglio il progetto formativo terminerà – spiega ancora la presidente dell’associazione Ylenia e gli amici speciali – e noi stiamo già immaginando che fare dopo. L’idea è di costituire una cooperativa sociale e aprire un piccolo biscottificio, avvalendoci della normativa per l’esternalizzazione del lavoro svolto in condizione di disabilità. La nostra esperienza - conclude Giovannini - ci ha fatto scoprire che non bisogna puntare sull’abilità del singolo, ma sull’abilità del gruppo, e questa si realizza solo se c’è un ambiente favorevole”.

Sono solo due storie ma immaginiamo, o forse speriamo, che ve ne siano molte altre. Probabilmente, il compito di uno Stato fino in fondo democratico e fedele alla nostra Costituzione dovrebbe essere quello di favorire e incentivare, persino di realizzare, esperienze come quelle che abbiamo raccontato.